L’Italia prima in Europa per numero di “neet”, giovani che non studiano né lavorano

A rivelarlo è uno studio di Unicef Italia, che ha avviato il progetto “Neet Equity” per far fronte all’emergenza

“Neet” (Not in education, employment or training) è uno dei termini entrati nel linguaggio comune dopo la crisi economica del 2008. Sta a indicare quelle persone (spesso giovani) che non studiano, non lavorano e non seguono nessun percorso di formazione.

In Italia il quadro non è dei migliori. Uno studio lanciato oggi 10 ottobre di Unicef Italia, titolato Il silenzio dei Neet. Giovani in bilico tra rinuncia e desiderio, realizzato sugli ultimi dati Eurostat e Istat del 2018, è allarmante per quanto riguarda il rapporto con gli altri Paesi.

Stando ai dati, il nostro Paese vanta un triste primato europeo. In Italia ci sarebbero circa 2.116.000 neet tra i 15 e i 19 anni: una cifra che rappresenta il 23,4% del totale dei giovani della stessa fascia d’età presenti sul territorio. Solo in Sicilia, l’incidenza di inattività è del 38,6% dell’intera popolazione residente. A seguire ci sono la Calabria (36,2%) e la Campania (35,9%).

L’età media e il titolo di studio dei “neet”

La fotografia dei giovani Neet italiani evidenzia una composizione particolare, quanto intuibile, sotto il profilo dell’età: riguarda nel 47% dei casi ragazzi tra i 25 e i 29 anni, nel 38% ragazzi tra i 20 e i 24 e il restante 15% nella forchetta 15-19 anni.

Interessante il fatto che la maggior parte di questa tipologia di giovani ha anche conseguito un diploma di scuola secondaria superiore (49%), a fronte di un 40% con un livello di istruzione più basso. Ma c’è anche una buona percentuale di laureati, che si aggira attorno all’11%.

Stando al rapporto di Unicef Italia – che sarà presentato in tre eventi a Taranto il 10 ottobre, a Napoli l’11 e a Carbonia il 25 – nella fascia di età 15-29 anni si contano in tutto 2.116.000 persone. Nel Nord Italia gli inattivi sono il 15,5%, nel Centro il 19,5% e nel Sud il 34%.

Il progetto Unicef

Il progetto Neet Equity, il cui slogan è «Non siamo in fuori gioco», ha preso il via a maggio 2018 e si concluderà nel 2020. Nello specifico, si rivolge a 300 ragazzi e ragazze tra i 16 e i 22 anni – cioè nella fase di transizione dalla scuola secondaria al mondo del lavoro.

Il progetto di Unicef Italia si prefigge lo scopo di migliorare la capacità dei territori nel costruire politiche attive e partecipate, capaci di includere tutti. «Essere Neet, ovvero non studiare, non lavorare, né seguire percorsi di formazione, è una condizione di disagio ed esclusione sociale, che priva i ragazzi e le ragazze di una possibilità di futuro, lasciandoli indietro», ha affermato il presidente di Unicef Italia Francesco Samengo.

«Con questo progetto vogliamo migliorare la capacità di un territorio di fare sistema nel costruire politiche attive partecipate a favore dell’inclusione dei giovani Neet e valorizzare e dare forza – sottolinea Samengo – alle potenzialità, spesso inespresse, che hanno tanti giovani in questa situazione».

La situazione in Europa

Nel confronto con l’Europa, che presenta una media del 12,9%, l’Italia si posiziona al primo posto, seguita dalla Grecia (19,5%), Bulgaria (18,1%), Romania (17%) e Croazia (15,6%). Le nazioni con il tasso di neet più contenuto sono invece i Paesi Bassi (5,7%), la Svezia (7%) e Malta (7,4%).

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