«Gran parte della democrazia delegata a Facebook»: la rivelazione di un ex analista di Cambridge Analytica

Christopher Wylie è stato bannato da tutti i social network per le sue rivelazioni in merito al caso Cambridge Analytica

«Dobbiamo imparare la lezione di Cambridge Analytica per comprendere i potenziali pericoli che esistono online per la nostra democrazia. Il fatto che una società non ci sia più non significa che il rischio sia svanito per sempre». Christopher Wylie, ex analista di Cambridge Analytica, ha parlato ai microfoni di Rsi News dei rischi politici e culturali legati alla diffusione dei dati personali.

A marzo del 2018, alcune inchieste giornalistiche portarono alla luce l’uso scorretto di una grandissima quantità di dati prelevati da Facebook da parte di Cambridge Analytica, allora inquadrata come azienda di consulenza e per il marketing online.

Lo scandalo mise sotto accusa la società di Mark Zuckerberg, accusata di non proteggere adeguatamente le informazioni dei suoi iscritti, e portò a galla anche il fatto che Cambridge Analytica aveva avuto importanti rapporti con alcuni degli uomini più vicini a Donald Trump (su tutti Steve Bannon) durante la campagna elettorale statunitense del 2016.

«Abbiamo delegato gran parte della nostra democrazia a Mark Zuckerberg», dice l’ex analista nell’intervista. «Basta guardare al potere che concentra una sola società privata, che può liberamente decidere cosa pubblicare e cosa no».

Oggi l’azienda di Cambridge Analytica non esiste più, ma, come spiega lo stesso Wylie, in assenza di regole la disinformazione continua a rimanere online e a condizionare in maniera importante la politica.

A causa delle sue rivelazioni in merito alle potenzialità «egemoniche» dell’operato dei colossi della Silicon Valley, Wylie è stato bannato a vita da Facebook e dagli altri social network. A ottobre di quest’anno è uscito il suo libro dal titolo Mindf*ck: Cambridge Analytica and the Plot to Break America.

«Tutte le cose fatte da Cambridge Analytica possono essere facilmente replicate da un’altra società», ha spiegato Wylie. «Cosa succederebbe se la Cina diventasse la nuova Cambridge Analytica? O la Corea del Nord, o l’Iran o chissà chi altro?».

Facebook ha appena accettato di pagare all’Authority per la privacy britannica una multa di 500.000 sterline per la violazione della legge sulla protezione dei dati. Anche la Federal Trade Commission degli Stati Uniti ha condannato il social network a una multa – mille volte più salata – di 5 miliardi di dollari.

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