Chi sono i giovani e dove trovarli – Gli youtuber spiegano a Calenda e Galimberti come conquistarli

Accademici, opinionisti e filosofi su YouTube: dove sono finiti i ragazzi che giocano coi videogame?

Nell’arco di due settimane, la guerra degli anziani del mondo dei vecchi media, contro quello dei giovani che fanno comunicazione in rete, ha raggiunto livelli preoccupanti.

Siamo partiti cercando di spiegare a Gianluigi Nuzzi e Carlo Calenda che i CiccioGamer che intrattengono i ragazzi coi videogame non fanno niente di deplorevole, oltretutto non rappresentano YouTube nella sua interezza. C’è infatti un mondo di ragazzi e ragazze che fanno cultura, vendono libri, fanno convegni e riempiono i teatri.

Le ultime polemiche riguardano alcune dichiarazioni di Umberto Galimberti sui ragazzi di oggi, che non sanno più fare la guerra, sarebbero privi di riti iniziatici e non possono responsabilizzarsi se tanto il papà gli regala la macchina.

Infine, c’è chi scopre che al Lucca Comics (una fiera ch’è divenuta un punto di riferimento della cultura giovanile) ci possano essere ragazzi che vanno in giro in carro armato inneggiando Hitler. Se usciamo da queste narrazioni superficiali e volgiamo uno sguardo obiettivo, ci accorgiamo che qualcosa non torna.

Com’è possibile ad esempio che due professori universitari di grande successo abbiano deciso di crearsi dei canali su YouTube, trovando subito migliaia di ragazzi interessati ai loro contenuti?

Perché in televisione i filosofi non si vedono quasi mai, mentre trovano un seguito importante proprio su Youtube? Gli youtuber Dario Bressanini, Michele Boldrin, Rick DuFer e Gio Pizzi spiegano a Open le ragioni di questo apparente paradosso.

Dario Bressanini – L’industria della divulgazione scientifica su YouTube

«Questa storia ci dimostra che non si ha la minima idea di cosa siano questi giovani – esordisce Bressanini – Sono visioni abbastanza superficiali. CiccioGamer si è inventato un mestiere, fa una cosa dignitosa. Ci sono ragazzini che lo seguono, e mi piacerebbe sapere chi seguiva Calenda a quell’età».

Proprio la tua esperienza su YouTube sembra emblematica: un professore universitario che ha avuto già un largo successo nel mondo della divulgazione scientifica che un giorno decide di creare una vetrina su YouTube. Stando alle narrazioni che girano dovrebbe essere l’ultimo posto in cui andare se si vuole fare cultura.

«Voglio andare a parlare ai ragazzi – continua Bressanini – Me lo disse mio figlio nel 2016, quando ancora avevo solo la pagina Facebook del mio blog. All’epoca aveva sedici anni. Mi disse, “guarda papà, noi ragazzi Facebook non lo caghiamo mica, ci sono i vecchi lì. Se vuoi continuare a divulgare e vendere libri ai giovani, devi andare dove stiamo noi: su YouTube e Instagram”. 

Ed è stata una scommessa vincente. Mi sono trovato in un ambiente desideroso di avere contenuti culturali, magari anni prima sono entrati su YouTube solo per i videogiochi o i video di scherzi, poi sono cresciuti. Quasi nessuno offriva contenuti scientifici. Ho subito avuto un enorme riscontro».

Oggi sembri in buona compagnia. Sono esplosi diversi canali di ragazzi e ragazze che fanno divulgazione scientifica ispirati dal tuo lavoro. Ne cito giusto alcuni: link4universe, Ruggero Rollini, Entropy for Life, ZooSparkle, To the Science & Beyond!, Silvia Kuna Ballero, Marco Coletti, La Chimica per Tutti! e tanti altri.

«Sì, tanti altri sono ancora piccoli – spiega Bressanini – alcuni hanno iniziato vedendomi e mi hanno scritto, chiedendo consigli. Una parte di loro sta partendo da Instagram. Adesso c’è una comunità di divulgatori che sfiora almeno la cinquantina di persone. 

Fanno contenuti di tutti i tipi: dal risparmio energetico alla chimica, la nutrizione e tante altre cose. Il fenomeno è in crescita. Non è vero che sono tutti bamboccioni che giocano coi videogiochi. Si tratta di dar loro le cose che possono interessare, col loro linguaggio».

Dario Bressanini durante il suo show di divulgazione scientifica.

Se questa fetta di pubblico resta orfana c’è il rischio che venga attirata da contenuti pseudo-scientifici, che effettivamente continuano a esserci su YouTube. Alcuni degli influencer che li producono sembrano avere ancora un certo successo.

«Si tratta di personaggi che pubblicano su YouTube, ma poi i loro video sono condivisi su gruppi Facebook popolati soprattutto da anziani – spiega Bressanini – Mi occupo di cibo dal punto di vista scientifico e uso la chimica per sfatare molti falsi miti che spesso generano ansia nelle persone.

A causa dei video farlocchi in circolazione molta gente ha paura di essere avvelenata. Quindi da un lato denuncio le bufale, dall’altro cerco di fornire degli strumenti culturali per non cadere in inganno durante la visione di altri video. 

Si deve insegnare il metodo scientifico, abituare le persone a farsi delle domande, chiedere a chi fa delle affermazioni straordinarie di dimostrarle. Si tratta di una attività che non è solo di debunking, ma cerco di far capire man mano qual è il modo corretto di procedere di fronte a certe affermazioni.

Da una parte distruggi il mito e dall’altra arricchisci l’utente, gli dai qualcosa, altrimenti c’è il rischio di sostituire una fede con un’altra: non voglio che la gente abbia fede in me; non devono credermi, devono capire ed essere in grado di valutare da sole».

Parlaci del tuo ultimo libro. «Esce il 14 novembre, si intitola La scienza delle verdure. Fa parte della stessa collana in cui parlo della scienza della pasticceria e della carne. Uso come al solito l’approccio scientifico per far conoscere gli ortaggi che usiamo comunemente in cucina. 

C’è una parte dedicata alla biologia evolutiva, attraverso anche ricette antiche, poi quella dedicata alla chimica applicata: come riesco per esempio a fare il pesto o la passata di pomodoro? Scienza sì, ma diretta al grande pubblico che ama mangiare e cucinare».

Michele Boldrin – Se per fare divulgazione seria devi andare su YouTube

«Ho scelto di aprire un canale in parte per caso – spiega Boldrin – Con un amico avevamo pensato di mettere le nostre chiacchierate di economia dedicate alla scena globale, su YouTube.

Così mi son chiesto se non si potesse usare questo mezzo anche per fare qualche discorso simile a quel che facevamo prima nei blog, visto che oggi si preferisce seguire questi contenuti come podcast o video. Io me ne sono accorto solo un anno e mezzo fa. 

Ho cominciato caricando registrazioni molto casalinghe, non ho mai pensato di specializzarmi come youtuber. Sono video fatti in maniera semplice senza editing, con temi a metà tra l’accademico e il politico. L’esperimento è riuscito: YouTube è uno strumento molto efficace per comunicare questi temi».

Anche ai ragazzi? «Ho notato che c’è stata una reazione importante da parte dei giovani, quindi ho calibrato il discorso anche per loro – spiega Boldrin – A un certo punto Rick DuFer [filosofo di YouTube particolarmente interessato allo studio della cultura pop] è stato molto utile.

Rick mi ha permesso di fare il “secondo salto”, con una intervista nel suo canale. Da allora i nostri dialoghi sono diventati un appuntamento fisso. Così ho potuto conoscere una serie di altri youtuber che si dedicano a temi piuttosto interessanti».

C’è ancora una certa disinformazione sul funzionamento dei meccanismi economici. Questo è un bel problema, sono temi che determinano in certa misura anche i risultati elettorali.

«La società è devenuta molto più complessa – continua Boldrin – così la percezione che hanno le persone di istruzione medio-alta sui fenomeni economici è molto più imprecisa rispetto al passato.

Però è anche vero che in Italia tutto questo si accentua in maniera particolare. La disinformazione economica e scientifica è molto diffusa. I media fanno poca informazione seria. Pensavo al mito degli Angela (Piero e Alberto). Loro sono bravissimi, per carità, però sono anche gli unici.

Negli altri Paesi ce ne sono altri più o meno bravi, ma non sono considerati dei miti. Perché ce ne sono dozzine impegnati in programmi scientifici e culturali. In Italia la situazione è tremenda».

Effettivamente uno degli aspetti che contraddicono la visione snob degli influencer in rete è che mentre in Tv la scienza non sembra avere presa, su YouTube invece troviamo diversi canali di qualità che fanno divulgazione scientifica. Lei come se lo spiega?

«Questo dipende anche dal fatto che ci sono persone escluse dai canali di informazione dominanti che trovano invece spazio per la loro passione su YouTube – spiega Boldrin – Perché queste cose non si vedono nelle televisioni commerciali?

Di fatto le reti Tv sono tutte influenzate a diversi livelli dal sistema politico (interessato a tenere la gente nell’ignoranza). Fino a qualche mese fa chi come me si occupa di economia su YouTube era amato dalla Sinistra, perché smontavamo le bufale sovraniste, adesso invece siamo diventati i nemici, perché smontiamo le balle del Governo attuale».

Rick DuFer – I giovani non esistono

Rick DuFer (pseudonimo di Riccardo Dal Ferro) è riuscito a rendere la filosofia una passione economicamente sostenibile, attraverso seminari, corsi di scrittura creativa e tante collaborazioni con intellettuali e influencer.

Avevamo analizzato assieme le recenti polemiche sui presunti nazisti del Lucca Comics e sull’ultimo Joker cinematografico, da alcuni ritenuto “pericoloso”. Ne approfittiamo allora per chiedergli un parere sulle ultime affermazioni di Galimberti.

«Credo che Galimberti sia parte integrante di quella classe intellettuale che a un certo punto ha smesso di guardare al Mondo – spiega Dal Ferro – Dopo una fase tra gli anni ’60 e ’80 in cui hanno creato un loro pubblico producendo effettivamente cose nuove, a un certo punto si son detti “basta”: sanno cosa il loro pubblico vuole, e continuano a ripetere le stesse cose.

Quel che ha affermato Galimberti in quella intervista è identico, con sfumature diverse, a quanto sosteneva vent’anni prima. Non è che ci sia così tanta differenza. Si potrebbero citare decine di intellettuali che hanno fatto questo, senza porsi il problema di chiedersi se per caso nel mentre la realtà fosse cambiata».

Forse è così che si sono creati i maggiori bias che portano ancora oggi a non prendere sul serio chi – come te e altri influencer – sceglie YouTube come vetrina della propria attività: non potete essere presi sul serio.

«Questa è una classe intellettuale che si è arresa – continua Dal Ferro – Perché se si ponesse in sintonia col Mondo, accorgendosi per esempio che YouTube è un luogo di intelligenza e non di mero intrattenimento e becerume vario, allora si dovrebbero dire cose che contraddicono le aspettative del loro pubblico. 

Anche l’esistenza della categoria “giovani” cosa vuol dire? Si tratta di una astrazione, come quelle di cui parlava Popper, che definiva tale persino la società. Esiste solo il caso singolo di cui puoi parlare a ragion veduta, altrimenti possiamo solo creare semplificazioni e confermare pregiudizi».

GioPizzi – Il problema di comunicazione tra «boomer» e nuove generazioni nei media

GioPizzi (pseudonimo di Giovanni Pizzigoni) è un attore e doppiatore che ha saputo usare al meglio le sue doti comunicative su YouTube, diventando anche un opinionista molto attento alle questioni sociali e politiche, portandole all’attenzione di tanti ragazzi.

Sono tutti messi così male? Vi mancano i riti iniziatici forse? «Noi i riti iniziatici li abbiamo eccome – spiega Pizzigoni – Potrebbero essere raggiungere l’indipendenza economica o trovare una casa. Cos’altro dovremmo fare?

C’è una grande scollatura rispetto ai cosiddetti “boomer”, quelli nati negli anni ’50, per cui anche quando manifestiamo contro i cambiamenti climatici si lamentano: sarebbero solo scuse per non andare a scuola. Noi siamo sempre quelli che guardano i video di CiccioGamer, a prescindere.

C’è una distanza comunicativa molto difficile da colmare, perché sono due mondi che non comunicano. Noi siamo disponibili a parlare attraverso i vecchi media, i giornali, eccetera; però se dall’altra parte si inventano storie come quelle sui videogiochi che fanno male, non c’è più niente da fare».

Così può venire a crearsi addirittura un clima di totale incomprensione. In certi casi di vero e proprio disprezzo verso gli influencer.

«Ricordo un articolo del Fatto Quotidiano dove si parlava del fatto che Instagram avrebbe tolto i like sostituendoli coi cuoricini – conferma Pizzigoni – In questo modo secondo loro sarebbero andati in crisi gli influencer, non essendoci più un metro per misurarne il seguito. 

Chi scriveva ignorava totalmente il funzionamento di Instagram, non sapeva che i vari brand ci avrebbero comunque contattato vedendo gli InSight delle nostre storie. Persino i giornalisti che vorrebbero parlare di questo mondo, non hanno la minima idea di come funzioni il nostro lavoro.

Poi ci sono altri episodi, come quando un Tg regionale ha utilizzato un video del canale HumanSafari senza chiedere il permesso, o quando una rete televisiva prese i video miei e di altri colleghi tagliandoli ad arte, facendo credere che elogiavamo la serie Adrian, mentre invece la criticavamo. Non solo non veniamo capiti, ma ci abusano pure».

Foto di copertina: Da sinistra a destra, i professori Dario Bressanini e Michele Boldrin. Direste che sono youtuber di successo?

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