Ex Ilva, Jindal non vuole rilevare l’impianto di Taranto: la possibile alternativa ad ArcelorMittal scrive al governo

La notizia di un contatto avuto con l’esecutivo arriva insieme alla conferma di disinteresse per un impianto considerato «troppo complicato»

L’8 novembre il gigante dell’acciaio indiano aveva smentito con un Tweet le voci che circolavano a proposito di un suo rinnovato interesse per l’ex Ilva di Taranto.

Adesso però arriva la conferma: secondo fonti vicine ai vertici aziendali, la compagnia Jindal Steel & Power avrebbe comunicato definitivamente al Governo italiano la decisione di non voler rilevare l’ex Ilva.

L’idea era stata attribuita a Matteo Renzi che, dopo l’annuncio di ArcelorMittal di voler rescindere il contratto, avrebbe tentato di rimettere in campo la cordata che nel 2017 perse la gara contro Mittal (Arvedi-Jindal) insieme a Cassa depositi e prestiti.

«Un asset troppo complicato»

A motivare la scelta del gruppo Jindal sarebbero in parte le difficili condizioni in cui versa il mercato dell’acciaio. Tra il primo trimestre 2018 e settembre 2019 il prezzo del coils a caldo, lo stesso prodotto dall’ex Ilva, è diminuito da circa 550 a meno di 400 euro alla tonnellata. In agosto 2019 l’output europeo ha raggiunto il livello più basso dal 2009.

Sulla decisione però pesano anche gli elementi politico-giudiziari locali, vista l’accesa politicizzazione del caso e le complicazioni burocratiche e regolatorie. L’azienda preferirebbe dunque concentrarsi su Piombino, un asset che dal loro punto di vista presenta meno complicazioni rispetto all’ex Ilva.

Il gruppo JSW Steel West dei Jindal aveva rilevato le ex acciaierie Lucchini di Piombino, il secondo polo siderurgico italiano dopo l’ex Ilva di Taranto, nel luglio del 2018 con un investimento iniziale di un miliardo e 50 milioni di euro.

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