Catania, il Teatro Bellini rischia la chiusura dopo 130 anni: «Artisti sviliti, produzione ferma a ottobre»

«Così non si può andare avanti, rischiamo di gestire il teatro come una sagra di paese. Un decadimento culturale con gli artisti che non vogliono più venire a lavorare qui»

A Catania il Teatro Massimo Bellini è stato inaugurato il 31 maggio 1890 con l’opera “Norma” del compositore catanese Vincenzo Bellini. 130 anni di storia che rischiano di essere cancellati da una politica regionale che, negli anni, non è riuscita a dare stabilità al tempio della lirica, invidiato in tutto il mondo, ma da tempo alle prese con gravi problemi economici. Un teatro senza futuro, a rischio chiusura.

Teatro Massimo Bellini | Ansa

Cosa sta succedendo

«Così non si può andare avanti, sopravviviamo, siamo sul filo del rasoio e rischiamo di gestire il teatro come una sagra di paese. Un decadimento culturale. Abbiamo abbassato i costi di produzione e paghiamo gli artisti a giornata, come i muratori. Li stiamo svilendo al punto che non vogliono più venire a lavorare qui», a parlare a Open è Antonio D’Amico, professore d’orchestra del Bellini e segretario regionale Fistel-Cisl, che sui social ha postato una foto del teatro con la scritta “vendesi” («si tratta di un fotomontaggio, è stata una provocazione», ndr).

Il problema è soprattutto economico: nel 2020 la Regione Siciliana ha messo a bilancio quasi 8 milioni e 900mila euro, per il 2021 niente. Zero euro. Come è possibile? Fondi a singhiozzo che non permettono una programmazione seria e di lunga durata: «Quest’anno non abbiamo ancora presentato la stagione. Vi sembra normale? E poi cosa possono pensare gli abbonati di un teatro che, come accaduto a ottobre, si è visto costretto a fermare la produzione?» ci spiega.

Teatro Massimo Bellini | Striscione “Game over” | Facebook

Il documento

E poi c’è un documento – che Open è in grado di mostrarvi – che mette nero su bianco il timore che il teatro possa chiudere. Lo scrivono il dirigente generale della Regione e l’assessore al Turismo secondo cui per il 2020 sono stati stanziati oltre 8 milioni di euro ma che «il bilancio non presenta uno stanziamento per l’anno 2021». «Si specifica che, qualora non dovesse realizzarsi la circostanza sopra descritta, codesto ente dovrà avviare le necessarie procedure per la messa in liquidazione dell’ente a far data dall’anno 2021» si legge.

Il documento | Open

«Non possiamo stare con la speranza che il governo prima e l’Ars poi decidano di destinare fondi al teatro (ente autonomo regionale, ndr). Chiuderlo significherebbe perdere un presidio di cultura e legalità a Catania» aggiunge D’Amico.

Teatro Massimo Bellini | Facebook

«Artisti sviliti»

E poi c’è il problema degli artisti «sviliti» che «non vogliono più andare a lavorare al teatro Massimo Bellini per il timore che non ci siano soldi, che non vengano pagati o che all’ultimo salti lo spettacolo previsto» per mancanza di fondi. «Catania si sta facendo una reputazione terrificante» ci dice.

«Abbiamo abbassato i costi di produzione lavorando su un’opera in appena 3 giorni anziché 20. A volte abbiamo chiamato orchestra e coro il giorno delle prove generali. Loro sono stati bravissimi, ma così non è giusto, ne risente la qualità. Non si può improvvisare. Inoltre rischiamo di perdere tutti i più grandi talenti, che formiamo qui e poi mandiamo all’estero, perché giustamente non accettano di lavorare con noi per un mese e poi di rimanere fermi per molto tempo».

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Attestati di solidarietà

Intanto sono centinaia le attestazioni di solidarietà da parte degli artisti, da ogni parte d’Italia, a partire da Leo Gullotta. Alla Scala di Milano, ad esempio, prima dell’inizio dello spettacolo con Roberto Bolle, i lavoratori hanno letto un comunicato di solidarietà esprimendo «sbigottimento per la chiusura coatta del lirico catanese».

Su Change.org c’è anche una petizione che ha già raccolto oltre 40mila firme.

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