Le ombre sui nomi dei finanziatori di Open svelati da L’Espresso e quella donazione da 800mila euro da un deputato

Tra i finanziatori della Fondazione spunta quello del deputato Gianfranco Librandi e di Vittorio Farina, il «re degli stampatori» ex socio di Luigi Bisignani

Nonostante smentite e querele, continua l’inchiesta dell’Espresso su Matteo Renzi e la Fondazione Open. Ieri, 27 novembre, il settimanale aveva rivelato come l’ex premier avesse comprato la sua casa a Firenze con i soldi prestati da uno dei finanziatori di Open.

Oggi lo stesso giornale pubblica i nomi di altri finanziatori tra cui spunta anche quello di un deputato. «Gianfranco Librandi, tra febbraio 2017 e giugno 2018, ha regalato alla fondazione renziana la bellezza di 800 mila euro», scrivono Emiliano Fittipaldi e Giovanni Tizian sul sito dell’Espresso.

Librandi è un ex forzista, passato prima al Pd e infine a Italia viva, con la sua donazione da 800mila euro è il finanziatore più generoso della Fondazione. Spuntano poi altri nomi, i giornalisti fanno notare – citando le carte degli inquirenti – come una parte consistente dei «finanziamenti di Open derivi da donazioni di imprenditori privati che, spesso, sono coinvolti in vicende giudiziarie legate ad illeciti di natura fiscale-finanziaria».

Tra i donatori c’è infatti Vittorio Farina – il «re degli stampatori» ed ex socio di Luigi Bisignani – che nel 2017 ha donato alla Open 100 mila euro: quattro mesi dopo la Guardia di Finanza lo ha arrestato per bancarotta fraudolenta. Un altro imprenditore vicino a Renzi sarebbe Patrizio Donnini che è indagato per appropriazione indebita e riciclaggio in una vicenda parallela. Donnini ha ricevuto diversi milioni di euro dal gruppo Toto Costruzioni Generali da cui sarebbe partita l’intera inchiesta su Open.

Ad attirare l’attenzione degli inquirenti, infatti, sarebbe stata una consulenza milionaria assegnata da Toto ad Alberto Bianchi, ex presidente di Open.

Donnini avrebbe ricevuto dalla stessa Toto 4,3 milioni «in parte per operazioni di compravendita di quote societarie effettuate dalla società Immobil Green prive di valide ragioni economiche e, in effetti, dissimulatorie di un mero trasferimento di denaro», scrivono i giudici del Riesame come riportato sempre da L’Espresso. Donini poi avrebbe ricevuto dalla stessa Open centinaia di migliaia di euro per varie prestazioni.

Tra i più grossi finanziatori di Open c’è anche la famiglia Maestrelli che ha prestato a Renzi 700mila euro. Ma gli imprenditori non solo i soli a prestare denaro all’ex premier: anche Marco Carrai, membro del cda di Open e ora indagato, avrebbe prestato a Renzi “solo” 20mila euro.

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