Cos’è e come è nata la fondazione Open, l’inchiesta sui finanziamenti al giglio magico renziano. L’ex premier attacca i pm: «Gli stessi che indagarono i miei genitori»

La ‘cassaforte’ della Leopolda, ora al centro di un’inchiesta, è stata creata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi

La fondazione Open nasce nel 2012, con il nome di ‘Big Bang’ poi modificato, per sostenere le iniziative politiche come la Leopolda di Matteo Renzi e la corsa dello stesso Renzi alle primarie del Pd fino all’approdo a Palazzo Chigi e alla campagna per il sì al referendum costituzionale.

È stata attiva fino all’aprile 2018, raccogliendo oltre sei milioni di euro. Fino a che è stata in vita, ricostruisce l’Agi, sul proprio sito erano presenti anche i nomi dei finanziatori. Non tutti però avevano dato il via libera alla pubblicità della donazione. Quell’elenco top secret è stato sequestrato a settembre nel corso della perquisizione a cui è stato sottoposto il presidente della Fondazione, l’avvocato Alberto Bianchi, al quale viene contestato il traffico d’influenze illecite e il finanziamento illecito ai partiti.

Matteo Renzi però non ci sta e su Facebook lancia un duro attacco ai magistrati dietro all’inchiesta, gli stessi che avevano firmato l’arresto per i suoi genitori e per suo padre. Un procedimento che «è stato annullato dopo qualche giorno dai magistrati del Tribunale del Riesame. Ma il danno mediatico, e psicologico, ormai era già stato fatto», scrive l’ex premier.

Questa mattina centinaia di finanzieri in tutta Italia hanno perquisito all’alba abitazioni e uffici di persone fisiche…

Gepostet von Matteo Renzi am Dienstag, 26. November 2019

«E se è giusto che i magistrati indaghino – continua il segretario di Italia Viva – è altrettanto giusto che io mi scusi con decine di famiglie per bene che stamattina all’alba sono state svegliate dai finanzieri in tutta Italia solo perché un loro congiunto ha sostenuto in modo trasparente la nostra attività politica».

Secondo la procura di Firenze, che sta verificando intrecci e rapporti tra il legale pistoiese e i finanziatori di Open, la fondazione avrebbe agito come una ‘articolazione’ di un partito politico. La Fondazione Open aveva sede presso lo studio, a Firenze, dell’avvocato Bianchi, che la guardia di finanza è tornata a perquisire stamani assieme alle sedi di altre società e aziende che hanno effettuato donazioni.

Nel consiglio di amministrazione, oltre a Bianchi figuravano Maria Elena Boschi, Marco Carrai e Luca Lotti, all’epoca fedelissimi del ‘Giglio Magico’ di Renzi.

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