Inchiesta Open, Toto «Nessun favore sulla concessione di A24 e A25»

L’azienda risponde alle ipotesi circolate sulla stampa: «La norma di cui si parla nelle ricostruzioni non ha annullato i pagamenti allo stato»

Nessun favore chiesto né, tantomeno, ricevuto.  E’ la linea del Gruppo Toto che, in una nota, a proposito dell‘inchiesta sulla fondazione Open della procura di Firenze, torna a ribadire di considerare «pretestuose e fuorvianti le ricostruzioni che chiamano in causa la controllata Strada dei Parchi SpA (SdP), concessionaria delle Autostrade A24 e A25, come beneficiaria di favori da parte del governo di Matteo Renzi».

 «Per tenere in piedi la tesi dei ‘favori’ – scrive il gruppo in una nota stampa – continuano ad apparire sulla stampa riferimenti alla norma che è servita a finanziare la messa in sicurezza urgente delle autostrade A24 e A25. Vengono però del tutto ignorate date e riferimenti, giudiziari e temporali, che precedono questa norma e ne sono la genesi, che da soli smontano le tesi sin qui apparse.

Stiamo parlando dell’art. 52 quinquies della L. 21 giugno 2017 n. 96, approvato dal Parlamento, per la conversione del DL n. 50/2017», si legge ancora nella nota. Quella norma stabilisce che, «tenuto conto della necessità ed urgenza di mettere in sicurezza antisismica le autostrade A24 e A25», si sospendesse il pagamento delle rate.

«Ebbene  – prosegue Toti  – tale norma rispondeva all’obbligo da parte del governo di rispettare una sentenza del Tar Lazio, n. 02844, 7 giugno 2017 la quale ordinò al governo allora in carica di sanare una situazione di mancato finanziamento delle opere straordinarie di messa in sicurezza antisismica (anti-scalinamento dei viadotti), imposte, fuori dal contratto di concessione, dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti- MIT (Nota prot. 7685 del 3.05.2017, Ufficio Ispettivo Territoriale di Roma, Direzione Generale Vigilanza sulle Concessioni Autostradali)».

 «Va inoltre chiarito – si legge ancora nel comunicato del gruppo – come quella norma non abbia cancellato un debito al Concessionario SdP, ma spostato, con addebito di interessi, il suo versamento, in modo da rendere immediatamente disponibili le risorse per avviare lavori urgenti per la messa in sicurezza di A24 e A25. Risorse anticipate di fatto dal Concessionario, che lo Stato dovrà versare a SdP».

«Il governo che introdusse l’emendamento chiamato a rispettare la sentenza del Tar non fu peraltro quello guidato da Matteo Renzi, ma da Paolo Gentiloni. Una identica forma di finanziamento è stata introdotta in queste settimane dal Parlamento con la conversione del DL Terremoto, per sterilizzare gli incrementi tariffari sino al 31 ottobre 2021, già approvati dai ministri Del Rio e Toninelli, non incassati nel 2018 e 2019, come richiesto dai Sindaci e dalle Regioni Abruzzo e Lazio e d’intesa con Anas e Mit», spiega il gruppo:  «Anche in questo caso – ribadiscono i Toto nel comunicato – va chiarito come non si cancelli affatto un debito al Concessionario».

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