Caso Cucchi, nuovo colpo di scena nel processo per depistaggi: due imputati chiedono di costituirsi parte civile: «Ci sentiamo vittime»

È il primo passo che dovrebbe portare a scoprire la verità su cosa è accaduto dopo la morte di Stefano Cucchi, dieci anni fa

Dopo il colpo di scena durante la scorsa udienza quando il dibattimento è stato rinviato perché il giudice Federico Bona Galvagno ha scelto di astenersi in quanto ex carabiniere ora in congedo, arriva un’altra svolta nel giorno della prima udienza del processo per depistaggi nel caso Cucchi: due imputati hanno chiesto di costituirsi parte civile contro altri due loro colleghi co-imputati per il reato di falso ideologico.


Si tratta di Colombo Labriola e Francesco Di Sano, che intendono testimoniare nei confronti di Francesco Cavallo e Luciano Soligo, entrambi tenente colonnello e loro superiori in grado, e dai quali – secondo i legali – avrebbero ricevuto disposizioni di modifica di alcuni atti.

La versione dei legali

«Adesso non parti e modifichi l’annotazione di servizio». È quanto avrebbe detto il tenente colonnello Luciano Soligo a Francesco Di Sano, uno dei carabinieri imputati al processo Cucchi sui depistaggi.

A riferirlo è Giorgio Carta, legale del carabiniere Francesco Di Sano. Di Sano avrebbe riferito al suo avvocato che «quel giorno in cui eseguì la modifica era in partenza per la Sicilia, ma fu contattato da Soligo affinché prima eseguisse la modifica richiesta».

«Non c’alcun falso – ha proseguito l’avvocato – . Labriola e Di Sano non sapevano niente del pestaggio e Colombo Labriola non ha mai incrociato Cucchi. Inoltre, se non avessero eseguito gli ordini sarebbero stati puniti con reato militare che prevede la reclusione, per disobbedienza militare».

Il carabiniere Di Sano è accusato di aver modificato l’annotazione di servizio su richiesta del tenente colonnello, Luciano Soligo. Labriola all’epoca era comandante della stazione di Tor Sapienza, dove dopo il fermo aveva passato la notte Cucchi. «Labriola non fu neppure informato quando Cucchi fu portato nella sua stazione», ha precisato l’avvocato.

«L’ordine fu dato da chi, insistendo sulla modifica, sapeva qualcosa di più costringendo gli altri ad eseguirla – ha detto uno dei loro legali in aula – Loro hanno subito un danno di immagine, come è successo per gli agenti della polizia penitenziaria». Il pm ha definito la richiesta di costituzione di parte civile «inammissibile».

L’avvocato Carta ha dichiarato: «Non ci sono falsi. Non sapevano nulla del pestaggio e Colombo Labriola non ha mai incrociato Stefano Cucchi. Col senno di poi ora capiamo l’insistenza dei superiori, ma all’epoca non sapevano nulla. Se non avessero eseguito quell’ordine sarebbero stati puniti a livello militare».

«Non c’è alcun concorso, hanno solo subito, non siamo nella stessa linea gerarchica. Le vittime, dopo i Cucchi, sono loro due», ha spiegato poi il difensore a margine dell’udienza.

In aula è intervenuto anche l’avvocato Diego Perugini, legale di uno dei tre agenti della penitenziaria assolti in via definitiva. Il legale, ha richiesto «di poter citare come responsabile civile il ministero della Difesa (che si è altresì costituito parte civile nel medesimo processo, ndr) in quanto organo di riferimento dell’Arma dei carabinieri». A tale richiesta si sono aggiunti anche i legali degli altri due agenti della penitenziaria precedentemente assolti.  

Il processo vede imputati otto carabinieri accusati a vario titolo di falso e depistaggio.  Nell’elenco dei militari sotto accusa c’è un nome importante come quello del generale Alessandro Casarsa, oltre, come detto, a Francesco Cavallo, Massimiliano Colombo Labriola, Francesco Di Sano e Luciano Soligo, imputati al processo ter.

A contribuire al depistaggio, omettendo di denunciare i falsi che avevano rintracciato, sarebbero stati gli ufficiali – anche questi di primo rango – Lorenzo Sabatino e Tiziano Testarmata. Luca De Cianni, invece, avrebbe attribuito false dichiarazioni al collega, Riccardo Casamassima, che per primo denunciò di aver saputo che Stefano Cucchi, la sera dell’arresto (il 15 ottobre 2009), era stato pestato. A condurre le udienze al posto di Galvagno sarà la giudice Giulia Cavallone.

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