I dubbi del gip su Genovese, «Le ragazze hanno attraversato col semaforo rosso e non c’è prova che avesse usato stupefacenti»

Andrà verificata anche la velocità a cui viaggiava il suv

Pietro Genovese è stato messo agli arresti domiciliari oggi pomeriggio, 26 dicembre, sulla base dei gravi indizi di colpevolezza e con il sospetto che, pur privato della patente, possa di nuovo mettersi al volante.

Ma la gip Bernadette Nicotra che ha firmato l’arresto nei confronti del ragazzo di ventun’anni che la sera del 23 dicembre ha investito a Roma due sedicenni uccidendole sul colpo, nel provvedimento di nove pagine ha anche messo in fila gli elementi di questa storia che andranno ancora accertati. E che potrebbero, almeno in parte, rendere le accuse meno pesanti.

Due elementi in particolare, dovranno essere valutati per comprendere il quadro, scrive la giudice, mentre un terzo può già essere escluso.

Il semaforo rosso

Il primo elemento è che sembra ormai accertato che Gaia e Camilla abbiano attraversato con il semaforo pedonale rosso, anche se – secondo un testimone – erano sulle strisce pedonali.

Nonostante non sia certo se le ragazze avessero attraversato la carreggiata lungo le strisce pedonali, è invece dato certo che al momento dell’attraversamento la luce semaforica per i pedoni fosse posizionata sul rosso. così come è dato certo che, al momento dell’impatto con i due pedoni, l’autovettura condotta dal Genovese andasse ad una velocità verosimilmente di gran lunga superiore al limite massimo consentito di 50 km orari.

La velocità da verificare

La velocità, aggiunge il giudice, potrebbe essere stata determinante nel causare la morte delle ragazze (che non sono state trascinate da altre vetture), ma pure su questo punto andrà fatta una “consulenza cinetica”. Un testimone dice di aver visto tutto con chiarezza: «L’impatto è stato inevitabile e violentissimo ho visto una gamba o un braccio volare in aria». Ma la verifica, scrive la gip, è indispensabile per contestare l’aggravante.

In attesa di consulenza tecnica cinematica la velocità del SUV non può essere ancora contestata come specifico addebito di colpa pur nella consapevolezza che il dato testimoniale appena ricordato eletto spaventoso delle lesioni mortali causate dall’impatto dimostrano che la velocità era sicuramente elevata.

Gli stupefacenti

Anche sullo stato “psico-fisico” di Genovese andranno fatte ulteriori verifiche. Sul consumo di alcol il test fatto in ospedale dopo l’incidente non ha lasciato molti dubbi, visto che il tasso registrato era dell’1,4. Come, invece, si capiva fin dall’inizio, non potrà essere contestato l’uso di stupefacenti, sebbene il ragazzo avesse alcune tracce nel sangue, perché nessuna analisi tecnica ha dimostrato che abbia agito in “stato di alterazione”.

Le sostanze stupefacenti riscontrate presenti ben potevano essere state assunte dal Genovese in epoca precedente all’incidente.

Insomma, la ricostruzione dei fatti andrà analizzata con prudenza. L’avvocato di Genovese, Gianluca Tognozzi, è cauto, doppiamente, visto che i protagonisti sono tutti giovanissimi: «Domani ci sono i funerali di due ragazze di 16 anni, oggi un ragazzo di 20 è ai domiciliari per questo fatto. Non credo ci sia altro da aggiungere oltre il dolore » .