Ex Ilva, l’Altoforno 2 non sarà spento: «Strada spianata» all’accordo tra commissari e ArcelorMittal

Il Riesame ha concesso la proroga richiesta dai gestori dell’impianto tarantino per le nuove misure di sicurezza

Il Tribunale del Riesame ha accolto il ricorso di Ilva. L’altoforno 2 dello stabilimento di Taranto non rischia più lo spegnimento. Lo si apprende da fonti vicine alla gestione commissariale. È di 21 pagine la motivazione con cui il Tribunale del Riesame di Taranto ha accolto oggi il ricorso di Ilva in amministrazione straordinaria contro la mancata proroga all’uso dell’altoforno 2 per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza.

No che era stato espresso dal giudice Francesco Maccagnano lo scorso 10 dicembre nonostante la Procura di Taranto il giorno prima avesse dato assenso alla proroga. Secondo fonti vicine alla difesa di Ilva in as, da parte del collegio del Riesame c’è stato un accoglimento pieno del ricorso e la proroga per i lavori di messa in sicurezza è sino ad un massimo di 14 mesi con tappe intermedie di 9 e 10 mesi. Ovvero i tempi stabiliti da Ilva per installare le sei nuove macchine già ordinate per i due campi di colata dell’altoforno 2.

Secondo una fonte qualificata nella causa tra i commissari dell’Ilva e ArcelorMittal, la decisione del Riesame di Taranto contribuisce a «spianare! la strada ad una «ragionevole soluzione negoziata» tra l’amministrazione straordinaria e il gruppo franco-indiano. Il provvedimento di oggi rimuove «il principale ostacolo ad una piena ed ordinata gestione degli impianti».

La sentenza

«Il Tribunale non condivide le valutazioni del giudice monocratico – scrivono i giudici del Riesame – nonostante l’indubbia consistenza dell’impianto motivazionale della relativa ordinanza, e ritiene invece fondati i termini essenziali dell’appello proposto da Ilva in as». Per il Riesame, «l’esito decisionale dipende dal doveroso adeguamento del “giudicato cautelare” del 17.9.2019 – quando il Riesame si espresse già a favore di Ilva per l’altoforno 2 e ribaltò il provvedimento negativo dello stesso giudice Maccagnano di fine luglio – alle sopravvenienze, tutte documentate dell’appellante, ed invece trascurate e non valutate correttamente dal giudice monocratico. Oltre a non avere dato atto dei recenti, ulteriori progressi per la messa in sicurezza dell’altoforno – scrive ancora il Riesame – il giudice monocratico, a giudice del collegio, non ha valutato la consulenza di parte redatta da RMS in data 12.11.2019». 

In un centinaio di pagine di cui era composto il ricorso, i commissari avevano chiesto e oggi ottenuto di annullare il provvedimento del giudice del dibattimento Francesco Maccagnano e di concedere a Ilva la proroga necessaria per gli ulteriori lavori di messa in sicurezza dell’altoforno 2, di cui è proprietaria, così come di tutti gli impianti della fabbrica, mentre ArcelorMittal è gestore in fitto.

Una proroga di nove mesi per permettere ai gestori di installare i macchinari già imposti dal custode giudiziario Barbara Valenzano e inseriti nelle prescrizioni di sicurezza. L’intervento prevede sei nuove macchine per i due campi di colata con un investimento complessivo di circa 10 milioni di euro, di cui 3,5 bonificati come acconto) servono ad abbattere del tutto il rischio. 

Le prime ad essere installate saranno le due macchine a tappare che poi sono anche quelle chieste espressamente dal custode giudiziario Barbara Valenzano. Tutte le macchine ordinate, e in parte già pagate come acconto, hanno un costo di circa 11 milioni di euro. Le altre quattro macchine ordinate sono due a tappare e due capionatori automatici della ghisa.

Le macchine servono ad automatizzare il ciclo di colata della ghisa dall’impianto. In particolare i tempi fissati dai giudici sono: 6 settimane dal 19 novembre per l’adozione dei cosiddetti dispositivi attivi, 9 mesi per la macchina a tappare, 10 per il campionatore automatico e 14 per la macchina a forare. Il verdetto del Riesame interrompe le procedure di spegnimento dell’altoforno 2 che da domani sarebbero entrate in una fase cruciale.

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