Giornata della Memoria, le polemiche non fermano il “Treno”: boom di adesioni nel 75esimo anno dalla liberazione di Auschwitz-Birkenau

A 75 anni dalla liberazione del campo di concentramento Auschwitz-Birkenau, alcuni mettono ancora in dubbio il valore della memoria, questo però sembra non fermare le iniziative nate per conservarla

L’ultimo episodio, in ordine di tempo, è quell’ignobile scritta sulla porta della casa del figlio di una staffetta partigiana deportata: «Qui ci sono ebrei». Poi ci sono gli insulti sui social a Liliana Segre, la decisione di mettere la senatrice sotto scorta. I numeri parlano di un problema: la rinascita dell’antisemitismo in Europa, Italia inclusa.

In altri casi, poi, sono state le amministrazioni comunali a mettere in dubbio il valore della memoria. È così che a Predappio un paio di studenti si sono visti negare il contributo dal Comune per il viaggio ad Auschwitz-Birkenau. Mentre a Civita Castellana una consigliera comunale è stata minacciata per essersi opposta alla decisione della giunta di abolire i viaggi nei campi di concentramento.

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Episodi che però non sembrano fermare il Treno della Memoria, che da 16 anni accompagna ragazzi e adulti nel viaggio verso i campi di prigionia. «Anzi – come spiega uno degli organizzatori del viaggio – veniamo da un anno in cui il tema, nel bene o nel male, è stato centrale nel dibattito politico e forse per questo si è mostrata una forte adesione da parte dei comuni e delle scuole».

I numeri infatti parlano da soli: nel 2020 sono stati 200 i comuni che hanno voluto aderire, 400 scuole, per un totale di più di 5mila studenti che partiranno nel corso dell’anno a bordo di undici “treni”: destinazione Auschwitz-Birkenau. Le adesioni sono aumentate di 1300 unità rispetto al 2019 (+26%) e di 1800 rispetto al 2018 (+36%).

Le ragioni sono molteplici, in parte da cercare nella curiosità scaturita dalle polemiche e nella volontà di prendere posizione. «Il 2020 è un anno importante: ricorrono i 75 anni dalla liberazione di Auschwitz-Birkenau», continua l’organizzatore. Lo stesso campo in cui da piccola è stata richiusa Liliana Segre, da dove tornò con il numero 75190 tatuato sul braccio che porta «con grande onore perché è la vergogna di chi lo ha fatto».

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