Bonaccini e il fattore B (come Bologna): «Salvini ha mobilitato anche chi gli era contro» – L’intervista

Il voto delle Regionali ai raggi X

Motivare gli elettori, sfruttare anche la polarizzazione voluta da Salvini. E fare campagna acquisti anche tra quelli che avevano lasciato il centrosinistra per spostarsi altrove. È la formula che ha usato Stefano Bonaccini per riprendersi l’Emilia Romagna.

Cosa è successo?  Livio Gigliuto, vicepresidente dell’istituto Piepoli, per spiegare come è andata la giornata del 26 gennaio si concentra prima di tutto sull’affluenza.

  • «Il centrosinistra è stato ed è forte nelle aree di Bologna, Modena, Reggio Emilia. Tra tutte, decisiva è stata soprattutto Bologna, dove l’affluenza è stata al 71%. È lì che Bonaccini ha sfondato, dove ha fatto più campagna elettorale e dove Salvini era meno presente».

Al contrario, Salvini che voleva mobilitare le province del Nord e la Romagna non è riuscito a portare al voto tutti quelli che voleva mobilitare. L’affluenza nelle sue zone forti è andata così, spiega il vicepresidente di Piepoli:  

  • Ferrara 65%, affluenza bassa
  • Piacenza (che era una delle aree su cui puntava di più): sotto il 62,9%
  • Rimini 6-8% di distacco rispetto a Bologna
  • Parma, l’affluenza è stata al 64%.

A Reggio Emilia, dove si aspettava lo sfondamento della Lega, l’affluenza al 68% corrisponde alla vittoria del centrosinistra.

Gli switch: da sinistra a destra e da destra a sinistra

Cosa è successo? «Il centrodestra non è riuscito a conquistare aree comuni, dove la differenza era bassa tra i due schieramenti, se si guarda al confronto con le Europee. Il centrosinistra, in particolare nelle zone vicine a Bologna ha recuperato alcuni comuni che avevano votato centrodestra».

L’analisi dell’Istituto Cattaneo dice che il centrosinistra è stato bravo a riconquistare gli elettori  che erano andati col Movimento cinque stelle.

Perché è importante? «Si dimostra che la politica è una cosa fisica», dice Gigliuto, non digitale. «La sinistra ha recuperato solo nelle aree fisicamente vicine alla sua zona di influenza e dove erano fisicamente presenti anche le Sardine. I cinque stelle hanno ceduto voti alla sinistra e l’hanno premiata anche col disgiunto, che però è sempre un voto minoritario, per persone politicizzate».

In Calabria che è successo?

Qui c’è stato un modello più classico, tipico di tante competizioni amministrative:

  1. Gli italiani tendenzialmente non confermano l’uscente. Zingaretti riuscì grazie a Roma, così come Bonaccini grazie a Bologna. Quando però l’esperienza uscente si è chiusa male, come in Calabria, è difficile recuperare.
  2. Pesa il posizionamento politico nazionale. In Emilia Romagna le distanze erano marginali, 4 o 5 punti. Il candidato può fare la differenza. Se lo scarto è più ampio c’è poco da fare: le Regionali sono elezioni molto politiche.
  3. La vitalità della campagna elettorale è decisiva. Il centrosinistra da anni fa campagne ben poco vivaci. L’Emilia Romagna è stata una eccezione e devono ringraziare soprattutto le Sardine. Gli elettori del centrosinistra ci hanno creduto. In Calabria no.  

L’affluenza è stata omogenea è bassa. Forza Italia può rivendicare il ruolo suo e di Jole Santelli, dice ancora Gigliuto.

Non c’era partita: Il centrodestra aveva il 47% il centrosinistra il 24%, il Movimento il 26,8%.

Il centrosinistra non è riuscito a svuotare il bacino del movimento, né il Movimento ad avere il candidato prioritario, anche il terzo incomodo, Tansi, ha pesato.

Cosa c’è da imparare?  (Secondo il sondaggista)

Zingaretti ha fatto il segretario vecchia maniera; vuole mettere tutto insieme, da Calenda al Movimento 5 stelle. Se ci riesce diventa molto «sfidante» dice Gigliuto.

Il Movimento cinque stelle si deve chiedere che cosa è nella geografia del paese: è un pezzo del centrosinistra, è ancora un movimento di contrasto alla politica tradizionale? È il partito di Giuseppe Conte o vuole rilanciare l’immagine alternativa e orientarsi su Di Battista? Il possibile elettore cinque stelle in passato era più facilmente individuabile, ora non lo è più.  

Salvini ha fatto la campagna che poteva fare. Col senno di poi ha radicalizzato troppo lo scontro. Il suo motivo era mobilitare i suoi, ma il rischio in queste sfide è che motivi pure gli altri. Succede da sempre, accadeva anche nelle campagne di Berlusconi. In ogni caso, la Lega ha tendenzialmente confermato i suoi elettori. Ha portato un suo candidato, forse gli ha dato poco visibilità ma in passato aveva fatto cosi e aveva funzionato.

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