Medicina, perché le università possono imporre l’obiezione di coscienza agli studenti di ostetricia e ginecologia?

«Se la Sanità del futuro fosse costruita da me e dalle mie colleghe, la percentuale di ginecologi obiettori di coscienza sarebbe pressoché 0»

Colpisce molto la lettera pubblicata da una studentessa di Medicina e Chirurgia e condivisa sulla pagina Facebook di Rete della Conoscenza, il gruppo di studenti universitari, specializzandi e accademici, per denunciare l’obiezione di coscienza nelle facoltà e negli ospedali dove avviene l’insegnamento dei corsi di ostetricia e ginecologia.


Colpisce perché, come il caso del Campus Biomedico dell’Opus Dei a Roma, si tratta di strutture convenzionate con il Miur a cui si accede dopo aver passato un concorso pubblico, in base alla graduatoria nazionale. Ma senza la possibilità di imparare come condurre una procedura d’interruzione di gravidanza, come lamentano gli studenti – in conflitto con la legge 194, come denunciano le associazioni.

L’appello delle associazioni

A denunciare quanto accade al Campus Biomedico di Roma sono l’associazione ‘Amica‘ (Associazione Medici Italiani Contraccezione e Aborto) insieme all’Associazione Luca Coscioni e Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) in conferenza stampa alla Camera dei deputati. L’appello diretto ai ministri della Salute e dell’Università e della Ricerca è quello di revocare l’accreditamento della scuola in ostetricia e ginecologia del Campus «se non sarà assicurato agli specializzandi un percorso completo, che comprenda contraccezione e interruzione volontaria della gravidanza, e se non si terrà conto del principio di laicità e di quello di appropriatezza».

Nella sua Carta delle Finalità, agli articolo 10 e 11, l’ospedale definisce un crimine l’interruzione volontaria di gravidanza, imponendo agli studenti e frequentatori l’obiezione di coscienza. Tutto ciò, lamentano le associazioni, avviene «in aperta violazione della legge 194 che, all’articolo 9, riconosce il diritto del personale sanitario a sollevare obiezione di coscienza esclusivamente in base ad una scelta personale, e non come linea di condotta imposta dalla scuola o dal posto di lavoro».

Essenziale vigilare sull’offerta didattica. Le Scuole di Specializzazioni, recita l’appello, «non possono escludere la formazione sull’interruzione volontaria della gravidanza, la contraccezione, la fecondazione medicalmente assistita».

La lettera di una studentessa

«Se la Sanità del futuro fosse costruita da me e dalle mie colleghe, la percentuale di ginecologi obiettori di coscienza sarebbe pressoché 0. 
E invece, l’obiezione di struttura è realtà in tanti ospedali del nostro Paese; molti tra ginecologi e ginecologhe preferiscono un’obiezione di comodo che garantisce la possibilità di fare carriera e di diversificare il proprio lavoro piuttosto che garantire una scelta libera a tante donne».

Così si legge nella lettera di Asia, studentessa di Medicina e Chirurgia. Uno sfogo a fronte dell’alto numero di medici che scelgono di non portare avanti le procedure di interruzione di gravidanza per convinzione religiosa, per fare carriera o per diversificare il proprio lavoro. A rimetterci sono non soltanto le donne ma anche gli studenti, ragiona Asia. «Ci guardiamo negli occhi e ci chiediamo: ma com’è possibile che nel nostro ospedale universitario ci siano solo 2 ginecologi che applicano la legge 194? Dove “finiamo”, letteralmente, dopo la laurea, dopo la specializzazione?». Ma reagire è difficile.

Davanti al «blocco di potere che ha ancora in mano il nostro destino» la reazione, spesso, è l’accettazione passiva. «Quindi arriviamo stanche, e ci diciamo che non fa niente, non è così grave se nel programma di ginecologia di aborto non si parla, se il professore di bioetica lascia intendere altro con quel “la vita è sacra”, che in fondo sono solo pochi CFU e non è il caso di fare tante storie».

Come funziona l’obiezione di coscienza

Nell’ordinamento giuridico italiano sono previsti tre tipi di obiezione: alla sperimentazione sugli animali, in campo sanitario e al servizio militare. Inizialmente “obiettare” voleva dire venir meno a una legge e, quindi, compiere un reato per cui si poteva essere condannati anche al carcere.

La legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza (IV) del 22 maggio 1978 prevede uno specifico articolo (art. 9) per garantire l’obiezione: «Il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non è tenuto a prendere parte alle procedure di cui agli articoli 5 e 7 ed agli interventi per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione di coscienza, con preventiva dichiarazione».

L’obiezione di coscienza non esonera però il medico dall’assistere il paziente prima e dopo la procedura di interruzione. I medici sono tenuti a portare avanti la pratica qualora fosse indispensabile per salvare la vita della donna. Inoltre, come ricordano le associazioni, l’obiezione riguarda il singolo, non la struttura nella sua totalità: gli enti ospedalieri e le case di cura sono tenute, dunque, ad assicurare l’interruzione di gravidanza.

In Italia sono circa 672 le scuole di specializzazione accreditate pianamente dall’Osservatorio Nazionale per la Formazione Medica e specialistica, mentre 629 sono state accreditate “con riserva”, tra cui figura anche la Scuola di Specializzazione in Ostetricia e Ginecologia del Campus Biomedico di Roma. Non è chiaro in quante strutture l’obiezione sia imposta agli studenti, ma in un Paese dove circa il 70% dei ginecologi sono obiettori di coscienza – come ricorda Asia – con ogni probabilità la percentuale è piuttosto elevata.

Fonte: Facebook – Rete della Conoscenza – Asia, studentessa di Medicina e Chirurgia

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