Scuola, in arrivo 3 nuovi concorsi. Ma quanto guadagna un insegnante in Italia?

Nonostante le misure straordinarie del Ministero, il problema con l’insegnamento rimane strutturale: i docenti in Italia guadagnano sotto la media Ocse

Lo aveva annunciato a fine gennaio ed è tornata a confermarlo qualche giorno fa: la ministra della Scuola Lucia Azzolina ha confermato che nelle prossime settimane partiranno tre concorsi pubblici per i docenti, che serviranno ad assumere 60mila insegnanti nelle scuole primarie e secondarie.

Una boccata d’aria per tutti quei precari che da tempo aspettavano di dare un senso alle fatiche di anni spesi a lavorare senza un minimo di stabilità. Ma per i sindacati la mossa di Azzolina è solo «uno spot elettorale», perché né i due concorsi ordinari né quello straordinario sono abbastanza per coprire le cattedre vacanti o per risarcire l’impegno di chi ha lavorato da precario.

Non a caso, l’Italia ha il tasso più basso rispetto alla media Ocse di insegnanti della scuola primaria e secondaria nella fascia di età tra i 25-34 anni (lo 0,5% del totale), a dimostrazione di un andamento che, per essere invertito, avrebbe bisogno di interventi decisamente più strutturali.

E, triste ma vero, la domanda che molti giovani si pongono durante il loro percorso universitario è: ne vale davvero la pena? Vale la pena spendere energie nel tetris di Cfu (crediti formativi universitari) composto durante gli anni di studi (e oltre) per garantirsi l’accesso ai concorsi? Vale la pena studiare così tanto per ritrovarsi precari fino a 40 anni? Passione e motivazioni personali a parte, il vero nodo riguarda la retribuzione. Vediamo quanto guadagna in media un insegnante in Italia.

I dati Ocse

La questione dei salari dei docenti è stata portata in superficie anche da Bergoglio, che, durante il seminario organizzato in Vaticano dalla Pontificia Accademia delle Scienze Sociali sul tema Istruzione, ha dichiarato: «Davanti alle sfide dell’educazione un ruolo cruciale è quello dei docenti, sempre sottopagati. La loro funzione deve essere riconosciuta e sostenuta con tutti i mezzi possibili. È necessario che abbiano a disposizione risorse nazionali, internazionali e provate adeguate».

La voce del Pontefice arriva a chiudere la fila di una serie di studi che nel corso degli anni hanno dimostrato lo stato disastroso della professione dell’insegnante in Italia. L’ultimo studio in ordine cronologico è quello pubblicato dall’Ocse, dal titolo Education at glance 2019.

Per quanto riguarda la Scuola primaria, nei primi 10 anni di carriera gli insegnanti guadagnano in media 30.403 dollari annui, contro una media Ocse di 31.276 dollari (cioè 28.652 euro). Per le scuole medie e per le superiori, invece, il salario si alza di poco: in entrambi i casi si tratta di circa 32.725 dollari, cioè 29.979 euro. In Germania, paese più virtuoso, è quasi il doppio: 60.507 dollari annui alle scuole primarie, 67.163 alle medie e 70.749 alle superiori.

A fine carriera (cioè dopo oltre 30 anni di esperienza), gli insegnanti delle primarie in Italia possono arrivare in media a 44.468 dollari (40.737 euro), contro una media Ocse di 55.364. Alle medie si arriva a 48 833 dollari (44 735 euro), contro una media di 57.990, mentre alle superiori si alza un po’, arrivando a una media di 51.045 dollari (46.762 euro) contro una comunque decisamente più alta media Ocse di 60.677 dollari.

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Immagine di copertina: kyo azuma su Unsplash