«Il paziente 1 rifiutò il ricovero»: il direttore generale degli ospedali di Lodi risponde alle “accuse” di Conte

Sono state sequestrate dai Nas le cartelle cliniche del paziente 1. Al momento il fascicolo è a carico di ignoti

Dopo giorni di polemiche tra governo e le regioni del Nord per la frase di Giuseppe Conte sull’ospedale di Codogno («Un focolaio di Coronavirus nato perché un ospedale non ha rispettato i protocolli»), a fare chiarezza interviene Massimo Lombardo, il direttore generale della Ass (aziende socio sanitarie territoriali) di Lodi.


«Il paziente ‘caso 1’, quando si è presentato per la prima volta al pronto soccorso di Codogno, è stato sottoposto agli accertamenti necessari e a terapia. Tuttavia decideva di tornare a casa nonostante la proposta prudenziale di ricovero», specifica Lombardo. In sostanza, il 38enne di Codogno, identificato appunto come “caso 1” rifiutò il ricovero.

Ma non solo. Per il direttore generale l’uomo non rientrava tra i casi “sospetti” o “probabili”, stando alle indicazioni ministeriali. Lombardo inoltre ha lodato il lavoro dell’ospedale di Codogno: «Merita l’ammirazione di tutti l’intuizione clinica del rianimatore, una dottoressa, dell’ospedale di Codogno che ha sottoposto paziente 1 a tampone nonostante il suo caso, secondo i protocolli del ministero, non lo richiedesse».

Grazie a quell’intuizione, sono state attivate le procedure di protezione di medici e infermieri, misure che hanno permesso di contenere l’infezione. Intanto sono state sequestrate dai Nas le cartelle cliniche del paziente 1. Al momento il fascicolo è a carico di ignoti.

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