L’onda lunga del coronavirus: come l’emergenza diventerà una crisi per lavoratori autonomi e precari

I precari in attesa di essere assunti, i lavoratori autonomi con partita iva e i lavoratori atipici rischiano di incontrare un’onda lunga di crisi che va ben oltre le prime settimane di picco dei contagi

Smart working, incentivi alle imprese, indennità mensili e casse integrazioni. Sono solo alcuni dei provvedimenti decisi dal governo in reazione all’esplosione dell’emergenza coronavirus in Italia. Misure prese a stretto giro, che rappresentano delle soluzioni momentanee a un problema per cui non si era preparati, e che a breve verranno integrate da un secondo decreto. Ma nonostante le azioni ministeriali, per i lavoratori sembrano persistere insidie almeno su due fronti. Da un primo punto di vista c’è sicuramente la questione del contagio. Lavorare da casa, evitare i luoghi affollati, non stare a contatto con persone che potrebbero essere contagiate, sono tutti ottimi consigli che sembrano essere, però, un lusso per pochi.

Senza scomodare camerieri e autisti (dai rider ai tassisti), si pensi più semplicemente ai pendolari che non hanno una macchina propria, o a chi non ha a disposizione case con due bagni o numerose camere da letto per prendere le giuste precauzioni con familiari o coinquilini risultati positivi. Da un altro punto di vista, il “lusso” di schivare il coronavirus non riguarda tutte le categorie, perché non tutte sono tutelate da una solida presenza contrattuale.

Alcune tipologie di lavoratori, come i precari in attesa di essere assunti, i lavoratori autonomi con partita iva e lavoratori atipici, rischiano di incontrare un’onda lunga di crisi che va ben al di là delle zone rosse e delle zone gialle, e ben oltre le prime settimane di picco dei contagi. «Lo scenario attuale mette in luce che che il problema non riguarda unicamente la zona rossa e le zone gialle, ma tutte le regioni italiane», ha detto a Open Mattia Pirulli, Segretario Generale FeLSA CISL.

Ansa, Neil Hall | Metropolitana di Londra, 2 marzo 2020

Mancati avviamenti al lavoro, mancati rinnovi, mancati impieghi

«L’urgenza primaria è legata ai contratti somministrati a tempo determinato», ha detto Pirulli. «Ci sono stati già dei mancati rinnovi, che scadevano il 29 febbraio. Poi c’è la questione dei mancati avviamenti al lavoro: persone che erano in procinto di avviare rapporti con delle aziende che avevano previsto dei periodi di rafforzamento della produzione, e che ora invece iniziano a muoversi con enorme cautela».

Una frenata che, in questo primo periodo, è immediatamente riconoscibile nei settori come terziario, turismo e commercio – dato che, come sottolinea lo stesso Pirulli, l’ambito dell’industria è quello attualmente più solido. «Ma questa situazione non passerà nell’arco di pochi mesi, e il rischio concreto è che vada a toccare tutti gli ambiti delle professioni e della produzione».

E poi ci sono i professionisti autonomi, problema sempreverde del lavoro in Italia. Il lavoro dei freelance ha subìto frenate su di versi fronti: dalla sospensione delle attività nello spettacolo, con il blocco dei cinema, dei teatri e dei concerti, fino ai lavoratori del turismo. Nonostante l’incremento di 500 euro al mese previsto dal governo per alcune categorie come misura urgente di sostegno, l’impressione è che «la situazione non avrà conseguenze negative solo ora ma anche i tutti i mesi a venire».

Stando a un sondaggio pubblicato oggi 3 marzo da Acta (l’Associazione dei freelance), su 410 persone che hanno risposto nell’arco di 48 ore, il 47% ha subito la cancellazione di almeno una commessa nella settimana appena trascorsa e/o nelle prossime settimane, e il 57% ha poi avuto la sospensione o il rinvio a data da definirsi di almeno una commessa. La percezione condivisa dai tre quarti dei freelance è che «ci saranno cancellazioni e rinvii nei prossimi mesi».

Fonte: sondaggio ACTA 27-28 febbraio 2020

Le mancanze strutturali che vengono a galla

E così, l’emergenza coronavirus sembra aver portato a galla una serie di mancanze strutturali e di nodi mai sciolti delle politiche italiane in merito alle trasformazioni del lavoro. «Un intervento nell’immediato c’è stato, ma riguarda solo alcune Regioni», ha detto ancora Pirulli. «Ma non c’è dubbio che a farne le spese siano state e saranno le platee più scoperte, che ora si mostrano in tutta la loro fragilità».

«Il lavoratore autonomo, e come lui i vari collaboratori, ha da sempre problemi nei momenti di crisi – che siano la crisi economica o la crisi di un settore», ha continuato Pirulli. «In questo momento è semplicemente più evidente». Secondo una stima Acta, l’Italia è al primo posto per rapporto percentuale tra liberi professionisti e occupati. Nonostante questo, le reti sociali di tutela sono ancora ai minimi, anche perché il ddl sul lavoro autonomo non ha mai avuto decreti attuativi. Ci vorrà ben altro di una misura cuscinetto per uscire dall’impasse.

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