Coronavirus, tra le vittime c’è anche Flybe, la più grande compagnia aerea regionale in Europa

Si tratta della seconda compagnia britannica che fallisce negli ultimi sei mesi dopo Thomas Cook. Colpa dell’epidemia, ma non solo

«Per favore non andate in aeroporto perché il vostro volo Flybe non sarà operativo», scrive su twitter l’Autorità britannica per l’aviazione civile. Ai tempi del Coronavirus anche le compagnie aeree possono morire. Nel caso di Flybe, la più grande compagnia aerea regionale d’Europa, responsabile per circa il 40% dei collegamenti via cielo nel Regno Unito, si tratta di un paziente gravemente malato, con patologie pregresse, a cui il coronavirus ha dato il colpo fatale.

Il declino iniziato nel 2018

Prima le patologie pregresse. Nel febbraio del 2019 Flybe è stata comprata da un consorzio di investitori – tra cui Virgin Atlantic, Stobart Air e il hudge fund Cyrus Capital – noto come Connect Airlines. Più che comprata, salvata: la compagnia registrava circa £20 milioni all’anno di perdite. Nel 2018, il valore delle sue azioni era crollato improvvisamente del 48% in un giorno dopo l’ennesimo “profit warning”.

I problemi erano di vario ordine. Il suo punto di forza era collegare angoli del Regno Unito di secondo ordine, come Southampton e Birmingham, o di garantire un servizio veloce dove i collegamenti erano più lenti o meno frequenti, come con Belfast e Manchester. All’inizio – per quarant’anni – la strategia funzionava, soprattutto in un’epoca in cui la “Tav britannica” che dovrebbe collegare Londra con Birmingham, Manchester e Leeds, nota come l’HS2 e recentemente rilanciata dal premier Boris Johnson, può durare decenni: la costruzione è iniziata nel 2017 infatti ma non dovrebbe finire prima del 2040.

La bancarotta a marzo 2020

La compagnia però è stata progressivamente schiacciata da una parte dalla competizione di altre compagnie low-cost come Ryanair e Easyjet, ma anche di British Airways, che vanta molti collegamenti regionali, dall’altra invece dai collegamenti ferroviari e marittimi. Evidentemente, la riduzione del traffico non soltanto internazionale – i voli dal Regno Unito verso l’Italia non sono mai stati così vuoti – ma anche regionale, a causa delle precauzioni (e della psicosi) da coronavirus, hanno fatto scendere ulteriormente i ricavi dell’azienda trascinandola verso la bancarotta.

Era atteso negli ultimi giorni un pacchetto di salvataggio da parte del Governo che, come dimostra il caso dell’HS2, punta molto sui collegamenti regionali. Si era parlato di un prestito da £100 milioni per salvare la compagnia su cui volano circa 9 milioni di persone all’anno e che dà lavoro a circa 2 mila dipendenti. Ma così non è stato: come scrive il Financial Times, la compagnia non era disposta a fare ciò che chiedeva il Governo in cambio del prestito. E così adesso il sito della compagnia avverte i suoi clienti di non andare assolutamente in aeroporto perché la compagnia è in amministrazione dal 5 marzo, mentre su Wikipedia la pagina di Flybe in Italiano è scritta al passato e data la sua fine al giorno precedente, il 4 marzo.

Wikipedia – La pagina di FlyBe

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