Coronavirus, la Francia contro gli abusi domestici: codici segreti in farmacia e stanze d’albergo per l’isolamento

Nel giro di due settimane, i casi di abusi domestici in Francia sono aumentati del 36%. Le autorità francesi stanno mettendo a punto diverse soluzioni per aiutare le donne vittime di violenze ad allontanarsi da casa

«Un terreno fertile per la violenza». È così che la ministra francese per le Pari opportunità Marlene Schiappa ha definito il periodo di isolamento domestico imposto dalle autorità contro la pandemia da Coronavirus. Solo in Francia, a partire dal 17 marzo – data di inizio del lockdown – il quoziente di crescita degli abusi subiti dalle donne in casa è stato del 36%. Una crescita di più di un terzo in tutto il Paese.

Il governo francese, messo alle strette dai dati allarmanti, si è mosso per offrire riparo alle vittime di violenza. Schiappa ha annunciato nei giorni scorsi che lo Stato è pronto a stanziare dei fondi per garantire stanze d’hotel a tutte le donne esposte agli abusi nelle loro abitazioni (pagherà in totale per 20mila notti). 20 punti di supporto, inoltre, saranno allestiti nei vari centri commerciali del Paese per agevolare le denunce e le richieste di aiuto.

Accanto a queste misure, le autorità francesi hanno anche messo a punto un linguaggio, un codice che le donne potranno utilizzare all’interno delle farmacie. Qualora venissero accompagnate nel negozio da chi le maltratta, potranno chiedere comunque aiuto facendo ricorso a una serie di espedienti come «richiedere la mascherina 19». L’idea deriva da un’iniziativa in vigore in Spagna, precisamente alle isole Canarie, dove il codice della mascherina viene già usato dalle donne per chiedere aiuto senza rischiare ulteriori abusi e violenze.

Il primo caso di denuncia in una farmacia durante la quarantena si era verificato a Nancy, cittadina al Nord-Ovest della Francia, dove una donna incinta di cinque mesi era entrata nel negozio da sola chiedendo ai dottori di aiutarla.

L’aumento delle violenze durante le crisi è dimostrato scientificamente

Che le situazioni di emergenza possano portare a un peggioramento delle condizioni domestiche e, di conseguenza, a un aumento dei casi di violenza, lo ha dimostrato la scienza stessa. Uno studio dell’Organizzazione mondiale della sanità del 2005, ad esempio, ha spiegato che in caso di disastri naturali (il caso più simile a una pandemia) il livello di aggressività in famiglia aumenta insieme allo stress. «Le donne che vivevano una relazione violenta già prima – si legge – potrebbero rimanere vittime di violenze più gravi a seguito del disastro, perché potrebbero rimanere separate da chi precedentemente offriva loro supporto».

Dallo studio dell’Oms «Violence and disasters»
Dallo studio dell’Oms «Violence and disasters»

Lo stesso incremento si registra durante le crisi economiche (conseguenza dell’attuale pandemia). Secondo alcuni studi condotti sia in Canada che in Grecia, nei periodi in cui le condizioni economiche sono peggiori i rischi di abusi aumentano. Sempre l’Oms ha affermato che un’alta percentuale di donne (arriva fino al 61%) che in tutto il mondo ha raccontato di aver subito violenze da un partner almeno una volta nella loro vita ha individuato nella povertà un fattore di rischio.

Dallo studio dell’Oms «Understanding and addressing violence against women»

Alla luce di ciò, è evidente che episodi di violenze domestiche non riguardano solo la Francia. In Italia, ad esempio, il 31 marzo, nel Comune di Furci Siculo (Me), la studentessa Lorena Quaranta è stata uccisa nel suo appartamento dalla persona con cui viveva e con cui è stata costretta all’isolamento.

La standardizzazione dell’idea di casa come luogo sicuro – operata per promuovere più facilmente l’accettazione della quarantena – ha portato solo nell’ultimo mese alla morte non solo di Lorena, ma anche di Larisa Smolyak, uccisa dal figlio il 4 marzo a Camaiore; di Barbara Rauch, uccisa il 10 marzo a San Michele di Appiano; di Bruna Demaria, uccisa dal marito a Beinasco il 13 marzo; e di Rossella Cavaliere, uccisa il 19 marzo a San Vito dei Normanni da suo figlio.

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Foto copertina: Soragrit Wongsa su Unsplash