I gesti scaramantici di Kim Jong-un dopo le notizie sulla sua morte nell’opera della street artist Laika sui muri di Roma

Kim Jong-un, che era già apparso nella serie “No eyez on me”, ora è spuntato su un muro del rione Monti di Roma, in centro

Il leader della Corea del nord Kim Jong-un torna protagonista sui muri di Roma, con un gesto scaramantico, vicino alla sede di una nota agenzia di pompe funebri della capitale. È l’ultima opera della street artist Laika. Dopo settimane in cui non è apparso in pubblico e per questo si sono rincorse le voci più disparate sulla sua salute – si vociferava che potesse essere morto – il dittatore coreano è tornato a farsi vedere in giro. L’agenzia di stampa ufficiale della Corea del Nord, e il Rodong Sinmun, il quotidiano del Partito dei Lavoratori, hanno fatto circolare un servizio fotografico che immortala Kim Jong-un all’inaugurazione di un centro di fertilizzanti fosfatici a Sunchon, una città a circa 50 chilometri a nord di Pyongyang.

Instagram/Laika

Kim Jong-un, che era già apparso nella serie “No eyez on me“, ora è spuntato su un muro del rione Monti di Roma, in centro. Con un chiaro atteggiamento di commento alle storie circolate in questi giorni che lo davano per morto. «Venti giorni dopo… “Io sono ancora qua… eh già!”. #kimjongun #inhocsignovinces», commenta Laika su Instagram. L’opera è apparsa a via Urbana, cuore del quartiere Monti, accanto alle onoranze funebri Taffo: «Spero che a Taffo non se la siano presa se li ho scelti come cornice e per i segni scaramantici: prima o poi quel giorno arriva per tutti… Quello di Kim però non è ancora arrivato. Lunga Vita a Tutti!»

Laika – «non chiamatemi street artist, non mi permetterei mai. Io faccio l’attacchina», dice di sè stessa – è balzata qualche mese fa alle cronache per essere stata l’autrice del murale per Daniele De Rossi comparso nella notte tra il 22 e il 23 maggio di un anno scorso nella piazza centrale di Testaccio, storico rione in centro a Roma, cuore del tifo giallorosso. Sempre suo il poster che raffigura Giulio Regeni abbracciare Patrick Zaki, cancellato e poi ricomparso sui muri dell’ambasciata egiziana a Roma.

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