Silvia Romano, il presidente del Centro Islamico di Milano: «È la benvenuta. Pronti ad accoglierla in moschea»

Da quando è tornata in Italia, dopo 18 mesi di prigionia, la sua conversione all’Islam è stata al centro di polemiche e di attacchi. Per Ali Abu Shwaima si tratta di una scelta personale che quindi non va commentata, ma semplicemente accettata

La comunità musulmana di Milano ha accolto con calore il ritorno di Silvia Romano in Italia, convertitasi all’Islam «per libera scelta» durante la prigionia in Somalia, come ha più volte dichiarato la stessa Romano. A partire da Ali Abu Shwaima, presidente del centro islamico di Milano e Lombardia che all’Adnkronos dichiara: «Se Silvia vuole venire in moschea è libera di farlo, la moschea è aperta a tutti, musulmani e non musulmani. Silvia sarebbe la benvenuta, come tutti. A qualsiasi musulmano io dico “benvenuto”».

«Può studiare il Corano da sola o venire in Moschea se vuole approfondire»

Shwaima è il primo a sottolineare che l’accoglienza riservata a Romano da parte sua e della comunità musulmana, non è diversa da quella di una parte del Paese che ha accolto positivamente il suo ritorno. «Ho reagito come qualsiasi italiano – sottolinea Ali Abu Shwaima – sono stato contento che una concittadina fosse stata liberata dopo una prigionia di un anno e mezzo».

Rispetto alla scelta di Silvia Romano di convertirsi all’Islam Ali Abu Shwaima dice che c’è poco da aggiungere rispetto a quanto già dichiarato da Romano, salvo specificare che «nell’Islam e anche nel Corano si dice che non c’è obbligo» di conversione. «I musulmani – fa notare – sono un miliardo e mezzo, uno in più o uno in meno non cambia nulla».

Nessuna polemica dunque. «Il problema è di chi fa polemica», aggiunge. «Non si può entrare nelle scelte di una persona. Siamo in un Paese democratico, dove ognuno sceglie la religione che ritiene più adatta a sé». Sugli insulti sui social, spiega: «Penso che ora sarà la magistratura a fare chiarezza. Noi abbiamo fiducia nei giudici che approfondiranno questi atti».

Per quanto riguarda la volontà di Silvia Romano di coltivare la sua fede Ali Abu Shwaima spiega che il suo caso, per quanto unico, non è del tutto isolato: «[…] riceviamo anche molti cristiani che vogliono sapere qualcosa sull’Islam, la moschea è aperta a tutti. Chi è convinto sceglie l’Islam come religione, ci sono anche quelli che seguono l’induismo o altre religioni, siamo in una società e in un Paese democratico che dà libertà di pensiero e di fede a tutti».

L’importante è l’approfondimento: «Ci sono i libri – spiega Ali Abu Shwaima – c’è il Corano, oggi disponibile anche online, ed è tradotto in italiano. Può studiare da sola oppure venire in moschea se ha delle cose da chiarire o approfondire».

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