«I distributori ci negano i film». Schiaffo alle arene, l’appello dei ragazzi di Cinema America. Rutelli (Anica): «Fake news»

In un post sulla propria pagina Facebook i ragazzi del Cinema America denunciano un “boicottaggio” e il rischio di dover annullare la stagione estiva de Il Cinema in Piazza

«Cari amici, siamo sotto ricatto. Scriviamo questo appello per chiedere aiuto a ciascuno di voi. Ci stanno costringendo ad annullare la stagione estiva de Il Cinema in Piazza. Un’iniziativa che era sopravvissuta a Virginia Raggi nel 2018, alle aggressioni fasciste nel 2019 e quest’anno anche alla pandemia». Inizia così l’appello condiviso sulla propria pagina Facebook da i ragazzi del Cinema America, l’associazione di giovani che nel 2012 salvò dalla demolizione lo storico Cinema America di Trastevere a Roma.

Un rischio, proprio ora che con la Fase 3 dell’emergenza Coronavirus si comincia gradualmente a tornare al cinema, che i ragazzi imputano alla «lobby dei distributori e delle catene di multiplex» che, si legge sul loro post, «sta bloccando le concessioni dei film perché da tre anni vuole costringerci a rendere l’evento a pagamento». L’associazione punta il dito contro l’Anica e l’Anec, «rispettivamente associazioni di categoria dei distributori e dei gestori di sale».

I ragazzi spiegano di essere accusati di «concorrenza sleale», ma sottolineano come abbiano «sempre esclusivamente proiettato film che hanno concluso il loro periodo di sfruttamento commerciale in sala. Il nostro evento è gratuito per chi ne fruisce, – si legge – ma non per l’industria cinematografica, perché ogni estate paghiamo tra i 55.000 e gli 80.000 euro di compensi ai distributori per le proiezioni. Un esempio: per una proiezione di “Sinfonia d’autunno” di Bergman, film del 1978, abbiamo pagato 1.220 euro».

I ragazzi chiariscono anche in cosa consista, in concreto, questo blocco: «Di oltre 140 film richiesti alle case di distribuzione per programmare le rassegne a San Cosimato, Ostia e Cervelletta abbiamo ricevuto più di 120 risposte negative. Non ci autorizzano nemmeno i film di proprietà Rai di autori italiani! Tutti “no” ad offerte economiche pari o più alte rispetto all’usuale valore di mercato per la proiezione di quelle opere con proiettori Dci».

Anica nega: «Dati e notizie false»

Quelle diffuse dagli organizzatori del Cinema America sono «fake news gravissime», dice Francesco Rutelli, presidente di Anica, l’associazione di categoria dei distributori cinematografici italiani. In una nota, l’ex sindaco di Roma sostiene che il comunicato riporta anche «cifre di fantasia che, se non smentite, porteranno a conseguenze serie».

Nella nota Anica ribadisce il sostegno da parte propria al progetto del Cinema America e nega l’esistenza di «un solo atto, in particolare, che possa riferirsi a iniziative in segno opposto da parte di Francesco Rutelli».

Le arene da Milano alla Calabria

Una battaglia che, rivendicando il proprio lavoro come un servizio pubblico, i ragazzi del Cinema America non sono da soli a combattere: «Non siamo gli unici a essere bersaglio di questo boicottaggio – scrivono – Oggi con l’articolo di Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera abbiamo denunciato questa situazione assieme a Scendi c’è il Cinema del quartiere Giambellino di Milano, ai ragazzi del FurgonCINEMA, che porta proiezioni nelle aree del centro-italia colpite dal sisma, e al La Guarimba Film Festival della Calabria».

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