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Bari, torna agli arresti domiciliari Francesco Bellomo, l’ex giudice che imponeva il dress code alle sue studentesse

La misura cautelare era stata revocata lo scorso 29 luglio e convertita nell’interdizione per 12 mesi dall’insegnamento. Ora la Procura ha chiesto il rinvio a giudizio. Tra i reati contestati, tentata violenza privata aggravata, stalking ed estorsione

Il tribunale del Riesame del capoluogo pugliese ha deciso: Francesco Bellomo torna di nuovo agli arresti domiciliari. La vicenda che lo vede coinvolto è sempre quella relativa ai presunti casi di maltrattamento su quattro donne per cui l’ex giudice del Consiglio di Stato è indagato. Si tratta di tre ex borsiste e una ricercatrice della sua scuola di formazione giuridica avanzata “Diritto e Scienza”.


L’accusa a suo carico riguarda le richieste che Bellomo imponeva alle sue studentesse, ovvero quelle di indossare un abbigliamento particolarmente succinto e osservare codici di comportamento particolari. L’ex giudice, sospeso nel 2017 dalla magistratura per lo scandalo, avrebbe compiuto anche un tentativo di estorsione ai danni di un’altra ex corsista: avrebbe fatto pressioni affinché lasciasse il suo posto di lavoro in un’emittente locale.


Bellomo era stato arrestato il 9 luglio 2019 su disposizione della magistratura di Bari e aveva trascorso 20 giorni ai domiciliari. Tra i reati contestati, la tentata violenza privata aggravata, lo stalking e l’estorsione. Il procuratore aggiunto Roberto Rossi e la pm Daniela ne hanno chiesto il rinvio a giudizio.

«L’istituzione del servizio di borse di studio non era altro che un espediente per realizzare un vero e proprio adescamento delle ragazze da rendere vittime del proprio peculiare sistema di sopraffazione», si legge nelle carte delle indagini a suo carico. Per quel sistema di manipolazioni, minacce e umiliazioni, Bellomo torna dunque agli arresti domiciliari, revocati lo scorso 29 luglio e convertiti nell’interdizione dall’insegnamento per 12 mesi.

In uno dei tanti messaggi inviati alle ex borsiste, l’ex giudice diceva: «Puoi uscire da sola, ma devi essere rintracciabile e, quando ti chiamo, molli chiunque sia con te non appena il telefono suona, qualora si tratti di un’uscita a carattere mondano». E giustificava: «Prim’ancora che un dovere sentimentale, è una logica conseguenza del principio di gerarchia».

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