Scampi e cozze pieni di microplastiche. Nel Santuario dei Cetacei disperse 40 ecoballe di rifiuti

Greenpeace registra presenza di micro-plastica fino al 75% dei pesci che mangiamo. E il governo vota la richiesta dello stato di emergenza per il litorale toscano

Neanche il paradiso del Santuario Pelagos, è riuscito a sfuggire alla piaga della plastica. Il Santuario dei Cetacei, altro nome con cui viene chiamato il tratto di mare tra Sardegna, Toscana, Liguria, Principato di Monaco e Francia, è una delle zone più ricche di vita del Mediterraneo. Ideale per morfologia e circolazione delle acque per lo stato di conservazione dei mammiferi marini, grazie a numerose lotte ambientaliste negli anni, è stata la prima area protetta internazionale del Mare Nostrum.


Da Greenpeace

Lo studio pubblicato in questi giorni da Greenpeace sull’area marina del Santuario, condotto insieme all’Università Politecnica delle Marche e all’Istituto per lo studio degli impatti antropici e sostenibilità in ambiente marino del CNR (Consiglio Nazionale per le Ricerche), parla di microplastiche e fibre tessili in pesci e invertebrati.

I risultati sono emersi dagli oltre 300 organismi presi in esame, appartenenti a diverse specie consumati abitualmente sulle nostre tavole. Cozze, scampi, scorfani, acciughe, sgombri hanno ingerito una percentuale di microplastiche pari al 35% degli organismi. Tasso ancora più alto, pari al 75%, per quanto riguarda l’Arcipelago toscano. In particolare dal Giglio, Elba e Capraia.

Il terribile incidente di cinque anni fa

E proprio per le coste toscane Legambiente chiede lo stato d’emergenza nazionale. Gli ambientalisti continuano a essere preoccupati per la sicurezza dei cetacei Pelagos a causa delle 40 ecoballe di rifiuti in plastica attualmente disperse a largo delle coste della Toscana. « Il golfo di Follonica e il Santuario dei Cetacei Pelagos non possono più aspettare», si legge nell’appello di Goletta Verde.

Sono passati cinque anni dal tragico incidente che nel 2015 vide il capitano della motonave Ivy sversare in mare i 63mila kg di plastica che aveva a bordo. La forte tempesta lo convinse a non proseguire verso il cementificio di Varna, nel Mar Nero, dove era diretto per lasciare il carico. I chili di plastica sono caduti invece in Italia e rimangono in gran parte dispersi nel cuore del Parco Nazione dell’Arcipelago Toscano.

Il ministro dell’Ambiente Sergio Costa annuncia su Twitter: «Il Governo ha votato lo stato di emergenza, abbiamo sei mesi di tempo per salvare le nostre coste».

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