Ufficiale della Marina balla “Jerusalema” col plotone. E scatta la solidarietà social: «Perché punirla?» – Il video

«Un paese che ha perso la capacità di sorridere è senza speranza!», scrivono su Twitter

Il video è diventato sempre più virale. La scena è quella rappresentata da un plotone della Marina militare alla scuola di sottufficiali di Taranto che durante il momento dell’alzabandiera, guidato dalla sua Tenente di vascello, si esibisce in un flash-mob sulle note di Jerusalema, uno dei brani più ascoltati e ballati dell’estate 2020.

«Trasferimento immediato e procedimento disciplinare avviato: sono queste le conseguenze a cui è andata incontro l’ufficiale», scriveva ieri il sito InfoDifesa. Notizia rettificata nella mattinata di oggi, 8 agosto, con un tweet: «Nessun trasferimento dell’ufficiale. Inchiesta in corso. L’episodio non ha aspetti di particolare gravità».

Il filmato ha destato reazioni agli antipodi: c’è chi ha attaccato l’ufficiale, incolpandola di aver sfregiato il corpo militare, banalizzando il significato di quelle divise bianche. Altri hanno gioito alla notizia che la donna avrebbe rischiato il procedimento disciplinare.

Jerusalema, secondo Saviano

Ma c’è invece chi, come Roberto Saviano, ha visto in quella manifestazione un momento di allegria e spensieratezza. «Dovrebbero darle l’encomio», scrive su Repubblica.

L’autore di Gomorra fa addirittura appello al capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, chiedendogli di «smentire le voci punitive dando una nota di encomio perché quella danza fatta in caserma ha raccontato l’umanità dei soldati, ha fatto vedere alle migliaia di persone che hanno condiviso il video che si tratta di ragazze e ragazzi con voglia di vivere, sorridere». 

Il brano scelto dalla tenente di vascello sapete come si chiama?, chiede Saviano. E spiega che Jerusalema è «una canzone in questo momento ascoltata da milioni di persone perché è partita in milioni di challenge, un testo semplice di invocazione religiosa, “Gerusalemme è la mia casa, Salvami, lui è venuto con me non lasciarmi, Gerusalemme è la mia casa”. Il sogno di un ritorno alla città dove vivere in pace, un’invocazione, chi danza questa canzone non riesce a comprendere le parole perché sono in lingua venda parlata dalla comunità bantu. Lingua che si parla in Zimbabwe e che molti degli uomini e delle donne della Marina militare hanno ascoltato direttamente pronunciata dalle persone che hanno salvato in mare».

La solidarietà del web

«Un paese che ha perso la capacità di sorridere è senza speranza!», scrive un utente su Twitter esprimendo solidarietà al tenente. «Grazie al tenente di vascello che balla una canzone, Jerusalema, le quali parole dovrebbero far riflettere tutti!».

«Perché punirla? Un po’ di clemenza. Una leggerezza. Nulla più!», scrive un altro. Un altro ancora, preso da un momento di nostalgia, si lascia andare ai ricordi: «Solidarietà per i marinai. Giurai anch’io in quel cortile…». E così, molti altri hanno visto in quella scena una ragazzata fatta forse con troppa leggerezza ma pur sempre lontana da procedimenti disciplinari o inchieste.

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