Aborto, a Marsala nasce il registro comunale dei “bimbi mai nati”. Le proteste: «Medievale e discriminatorio»

L’albo sostituisce la dicitura «prodotti abortivi» con «bambini mai nati». Ogni feto verrà registrato con un nome di fantasia e sepolto in uno spazio cimiteriale dedicato

Si chiama “Registro dei bimbi mai nati” ed è stato creato a Marsala, Comune della Sicilia in provincia di Trapani, dietro la proposta della consigliera di centrodestra Giusy Piccione. «Promuovere la cultura della vita», questa la motivazione usata da Piccione per spiegare la nascita dell’albo, approvato in consiglio comunale da 23 consiglieri, contro 3 contrari.

L’atto disciplina l’attuale regolamento cimiteriale e modifica la dicitura «prodotti abortivi» utilizzata per i feti partoriti prima della 28esima settimana di concepimento, con la nuova espressione «bambini mai nati». Nel registro l’elenco verrà riempito di nomi di fantasia per i feti, ognuno corrispondente ad un numero assegnato, presente nello spazio cimiteriale destinato alla sepoltura.

Le polemiche

«Approccio medievale e atto discriminatorio». Queste le linee di obiezione più frequenti presentate durante l’ampio dibattito sul tema. Il magistrato siciliano Nico Gozzo parla di «atto illecito di cui bisognerebbe informare il garante della privacy», mentre la consigliera marsalese del Pd, Luana Alagna parla di vera e propria «stigmatizzazione pubblica della donna che decide per motivi di coscienza insondabili, di abortire volontariamente».

Proprio a questo proposito interviene anche l’Unione donne italiane, sottolineando come il registro dei bambini mai nati sia un tentativo non solo di minare «il diritto alla libera scelta delle donne» ma anche di colpevolizzarle.

A fare da eco anche Non una di meno: «Trincerarsi dietro l’idea di “promozione culturale della vita” come ha fatto la consigliera comunale di Marsala, Giusy Piccione, significa negare l’unica vita che esiste durante una gravidanza, cioè quella della donna che la sta attraversando».
Dall’altra parte Piccione non condivide i toni degli attacchi ricevuti, ribadendo la completa libertà delle donne nell’aderire o meno al progetto.

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