L’Fbi pubblica la bufala antisemita dei Protocolli dei Savi di Sion su Twitter, poi chiede scusa

Il post è stato pubblicato in maniera automatica e senza spiegazioni. Generando confusione e critiche

Il 19 agosto 2020 l’account Twitter ufficiale dell’Fbi, il principale corpo della polizia federale degli Stati Uniti, pubblica un link a un archivio contenente i fantomatici Protocolli dei Savi di Sion, la bufala storica usata contro il popolo ebreo durante la propaganda complottista antisemita nel secolo scorso (e che prosegue anche nei giorni nostri). Spiegazioni? Nessuna, solo un testo con il titolo del documento falso che ha generato tanta confusione e critiche: «Protocols of Learned Elders of Zion».

Qualche ora dopo l’Fbi si rende conto di aver fornito una comunicazione sul proprio canale social senza alcun senso, creando confusione e facendo credere ai fanatici del complotto e non solo che si trattassero di documenti confermati e divulgati con tale obiettivo. Vengono diffusi, come risposta pubblica, due tweet in cui si cerca di spiegare quanto accaduto.

Uno dei tweet critici, scritto da Noah Hurowitz, contro quello dell’FBI.

Ecco i testi dei due tweet con i quali l’Fbi spiega l’accaduto:

Tweet 1: «Earlier today FOIA materials were posted to the FBI’s Vault and FOIA Twitter account via an automated process without further outlining the context of the documents. We regret that this release may have inadvertently caused distress among the communities we serve.»

Tweet 2: «The FBI often receives information from members of the public, which is captured in our permanent files and released under FOIA law. The FBI must process historical files that were collected in the past, some of which may be considered offensive»

L’Fbi, oltre a chiedere scusa per quanto ha generato sui social, afferma che i documenti sono stati pubblicati secondo quanto previsto dal Freedom of Information Act (Foia), una legge americana che permette ai cittadini americani di accedere ad archivi contenenti documenti riservati o di carattere storico o di attualità. La pubblicazione del documento è stata automatica, una possibilità che verrebbe confermata dal fatto che il tweet è stato lanciato tramite un’applicazione chiamata GovTweetManager installata nel sito ufficiale del’Fbi (i due tweet di spiegazione sono stati pubblicati tramite la piattaforma Hootsuite):

Cosa sono i Protocolli dei Savi di Sion

Lo spiega bene Massimo Polidoro in un articolo dal titolo «Alle origini del complottismo: la tragica storia dei Protocolli dei Savi Anziani di Sion». Chi si era reso conto del falso? Il Times di Londra nel 1921:

In realtà, i Protocolli sono un falso, come fu dimostrato da una serie di articoli del Times di Londra pubblicati nel 1921, frutto del plagio di precedenti opere di satira politica non correlate agli ebrei.

Ecco alcuni riferimenti storici dell’evoluzione della bufala storica partita dalla Russia:

Si tratta di un lungo pamphlet scritto alla fine dell’800, e poi pubblicato per la prima volta in Russia, che pretendeva di rappresentare l’autentica trascrizione del primo congresso sionista, convocato a Basilea, in Svizzera, nel 1897. A scriverlo sarebbe stata una misteriosa spia zarista presente all’incontro. In esso si esponeva il piano degli Anziani per la conquista del mondo da parte degli ebrei.

[…]

Il testo fu redatto nel 1903, forse da un agente della polizia segreta russa, all’epoca dell’Affare Dreyfus, quando un ufficiale dell’esercito francese di famiglia ebraica fu accusato ingiustamente di spionaggio a favore della Prussia. Fu l’antisemitismo di chi voleva a tutti i costi vedere condannato Alfred Dreyfus, e quindi dimostrata la pericolosità degli ebrei, a favorire la costruzione dei Protocolli.

Dalla Russia, e dai problemi che questo testo aveva generato, si arriva alla Germania passando per gli Stati Uniti:

Questo libercolo sarebbe finito nel dimenticatoio se Henry Ford, il magnate dell’automobile, non l’avesse preso per vero facendolo ristampare negli Stati Uniti. «Si accordano perfettamente con ciò che sta succedendo nel mondo» commentò Ford a proposito dei Protocolli. «Hanno sedici anni di vita e spiegano perfettamente gli avvenimenti accaduti fino ad ora».

In Germania, i nazisti ne presero atto e Hitler fece dei Protocolli uno dei cardini della sua campagna antisemita, citandoli spesso a dimostrazione che «l’intera esistenza di questo popolo si basa su una continua menzogna».

La prima versione tedesca dei Protocolli (US Holocaust Memorial Museum)

Massimo Polidoro conclude con le parole di Umberto Eco, che non ha bisogno di presentazioni:

«Che i Protocolli siano stati presi sul serio all’inizio, può essere spiegabile perché essi venivano presentati come una scandalosa scoperta, e da fonti tutto sommato attendibili» osserva Umberto Eco. «Ma quello che appare incredibile è che questo falso sia rinato dalle proprie ceneri ogni volta che qualcuno ha dimostrato che si trattava di un falso, al di là di ogni dubbio. E la storia continua ancora oggi su Internet. Come se, dopo Copernico, Galileo e Keplero, si continuassero a pubblicare manuali scolastici in cui si ripete che il sole gira intorno alla terra».

Nel sito del museo americano US Holocaust Memorial Museum troviamo l’intera cronologia con tutta la storia dei fantomatici protocolli. All’interno del sito leggiamo un chiaro e tondo riferimento alla teoria di complotto portata avanti dal falso storico: «never existed».

The Protocols, supposedly the record of secret meetings of Jewish leaders, describes an alleged conspiracy to dominate the world. The conspiracy and its leaders, the so-called Elders of Zion, never existed. Although the Protocols has been proven a fraud on many occasions, it continues to inspire those who seek to spread hatred of Jews.

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