«Essere negativi al tampone non significa essere guariti», il calvario di Morena (e gli altri) alle prese con i sintomi post Covid

Morena – che ha fondato il gruppo Facebook “Noi che il Covid lo abbiamo sconfitto” – ci racconta la sua storia di negativizzata al virus ma ancora sofferente, tra solitudine, rabbia e discriminazioni

«Sono stata tra le prime a contrarre il Coronavirus. Era il 23 febbraio. Tre giorni in ospedale, poi a casa con tampone negativo. Da quel momento è cominciato il mio incubo. La mia vita non è più quella di prima, continuo ad avere diversi sintomi». A parlare a Open è Morena Colombi, che ha anche aperto un gruppo Facebook per aiutare tutti quelli che si trovano nella sua stessa condizione. Negativizzati al virus ma ancora sofferenti. I sintomi sono sempre gli stessi: stanchezza cronica, dolori articolari, dolori alla testa, vuoti di memoria, dislessia, tosse e affanno. Questa sindrome si chiama “post Covid” o “long Covid” e ancora in Italia se ne parla pochissimo.


Il dolore e la rabbia

«I dolori non sono quelli comuni. Ti compromettono il respiro, la mattina tremo per mezz’ora. Non riesco più a bere nemmeno il caffè. Non riesco più a fare la spesa, dopo dieci minuti ho l’affanno. Il Covid ha stravolto la mia vita sia a livello morale che fisico. E io, per assurdo, sono anche fortunata: lavoro in un laboratorio dove si sviluppa il colore dei cosmetici e, quindi, non mi affatico particolarmente. Ma c’è anche chi non riesce a tornare a lavoro a causa dei dolori e della stanchezza», ci confida.

Il gruppo

«Ci danno persino dei malati immaginari. Nessuno ci controlla, nessun controllo post Covid, ci hanno proprio dimenticati». Da qui l’idea di aprire un gruppo Facebook: «Pensavo di essere solo io, unica al mondo, ad avere questi problemi. Pensavo di essere diventata ipocondriaca e, invece, ho scoperto che siamo in tantissimi ad essere negativi al Coronavirus ma non del tutto guariti». E, infatti, sono quasi 5.000 i membri del gruppo Facebook «Noi che il Covid lo abbiamo sconfitto». Tutti con gli stessi problemi, con le stessa paura, con le stesse preoccupazioni.

Le discriminazioni

E c’è persino chi li discrimina. Dal collega che, quando la incrocia nel corridoio, «aspetta che passi» al vicino di casa che, quando era ancora positiva, si barricava in casa, chiudendo porte e finestre, quando la vedeva affacciarsi al balcone. «Molti si allontanano, hanno paura. Posso capirli ma fino a un certo punto. Oggettivamente sono più pericolosi loro che non l’hanno ancora avuto che io». E c’è anche chi non ha potuto rinnovare la patente: «A uno dei nostri iscritti hanno detto che non può rinnovare la patente, che deve sottoporsi ad alcuni esami prima del rinnovo perché ha ammesso di avere disturbi post Covid».

Il “post Covid”

Dei sintomi “post Covid” si sono occupati i ricercatori francesi del Tours University Hospital che, seguendo 150 pazienti non critici da marzo a giugno, hanno scoperto che due terzi di loro hanno riportato sintomi fino a 60 giorni dopo essersi ammalati e più di un terzo anche dopo. La ricerca, pubblicata sulla rivista Clinical Microbiology and Infection, ha preso in esame solo casi di malattia lieve o moderata.

Foto in copertina: FACEBOOK/MORENA COLOMBI

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