Open compie due anni ma ci sentiamo pronti per l’esame di maturità. E nel 2021 vi promettiamo che….

di Umberto La Rocca

Cosa abbiamo fatto dal 2018 ad oggi e cosa pensiamo di fare l’anno prossimo. No, non sono solo buoni propositi

Esattamente due anni fa, la mattina del 18 dicembre 2018, i moltissimi lettori incuriositi da una delle iniziative editoriali più attese e commentate nei mesi precedenti, si trovavano di fronte una home page che aveva nell’originalità la sua cifra più evidente. Per lo sfondo era stata fatta una scelta coraggiosa e addirittura un po’ azzardata, il nero, che distingueva il nuovo quotidiano da tutti gli altri siti di informazione italiani; le notizie in evidenza spiccavano in nove box chiari e puliti a dimostrare la volontà di scegliere invece di affastellare; ai titoli era dato più spazio che altrove, indizio potente della volontà di spiegare piuttosto che urlare e dell’idiosincrasia per gli slogan, le frasi fatte, i giochi di parole. Era nato Open.


Ma la singolarità grafica della nuova creatura, concepita quasi per scommessa da uno dei più capaci giornalisti italiani e da lui finanziata, accompagnata per mano fino al parto e poi battezzata, è soltanto la veste esteriore di una originalità e, per certi versi, unicità ben più sostanziale. Fra tanti nostri colleghi che continuano ancora a stracciarsi le vesti per l’avvento del giornalismo online e per le sue nefaste conseguenze sulla fortuna della carta stampata, Enrico Mentana a sessant’anni suonati aveva deciso di cogliere piuttosto le infinite possibilità che quell’avvento apre, rispolverando la figura dell’editore “puro” e dell’informazione indipendente che incarna, lanciando una sfida quasi impossibile: una testata online rivolta principalmente ai giovani e fatta da giovani giornalisti con poca o nessuna esperienza, in alcuni casi appena usciti dalle scuole, ma che, al tempo stesso, fosse in grado di produrre buon giornalismo, stare sul mercato e competere con la concorrenza.


A due anni dalla mattina della prima home page messa in rete, e a sette mesi da quando ho assunto la direzione di Open, quella sfida non è ancora vinta. Ma la strada fatta è molta. E non si tratta soltanto del numero dei lettori che ogni giorno ci leggono e ci confermano la loro fiducia, passati dai 219 mila utenti unici giornalieri medi del 2019 ai 606 mila del 2020, dei 237 mila followers su Facebook o della fan base di 174 mila utenti su Instagram. Sono numeri eccellenti ma dovuti almeno in parte alla pandemia e che, basati su Google Analytics, andranno verificati alla prova di una autorità indipendente quale Audiweb al cui monitoraggio contiamo di sottoporci dall’inizio dell’anno che sta arrivando.

Ma è una prova che attendiamo senza alcun timore, quale che sia il responso, perché ancor più dei numeri conta il fatto che i giornalisti di Open stanno crescendo e che acquisiscono giorno dopo giorno più fonti, più strumenti per raccontare efficacemente la realtà, più fiducia nei propri mezzi. Conta la leadership in un settore come quello del fact-checking, che è l’anima del giornalismo indipendente, e nella battaglia contro i negazionismi e le fake news. Contano i passi avanti verso il pareggio dei conti, compiuti grazie al lavoro di tutti, al senso di responsabilità della redazione e al contributo di tanti lettori che hanno risposto alla nostra campagna di crowdfunding, lanciata discretamente e quasi in sordina. Sono loro che ci danno ogni giorno più fiducia sul fatto che l’informazione indipendente ha una funzione e un futuro.

Il 2021 si annuncia per il nostro Paese come un anno cruciale, con la campagna per il vaccino anti Covid-19 alle porte, l’occasione dei fondi europei da utilizzare, il rischio di perdere centinaia di migliaia di posti di lavoro quando e se non verrà rinnovato il divieto di licenziare imposto dal governo alle aziende. E in quest’anno alle porte, noi di Open siamo in campo, consapevoli dei nostri limiti quanto della nostra forza. Con l’obbiettivo di raccontarlo senza faziosità ma anche senza alcun timore reverenziale nei confronti di chiunque, potere politico, potere economico o conformismo culturale che sia. Con l’obbiettivo di consolidare i risultati raggiunti, di aprire altre porte social che avvicinino soprattutto i giovani all’informazione indipendente, di innovare e sperimentare linguaggi nuovi. Insomma, non possiamo promettervi di avere successo, perché questo solo il tempo può dirlo, ma di stupirvi sì.

L’appuntamento con voi lettori è fra un anno, nella speranza di potervi dire che, grazie al vostro sostegno e al nostro lavoro, la partita è vinta. E, un minuto dopo avervelo detto e aver stappato con voi una ideale bottiglia di champagne, rimetterci a lavorare. Perché le partite finiscono, le sfide mai.  

Foto di copertina Tim Mossholder per Pexels

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