L’ultimo sfregio a Roberta Siragusa: aveva «la testa rasata e il volto tumefatto». I litigi, gli schiaffi e la paura di lasciare il fidanzato

Pietro Morreale, accusato dell’omicidio della sua ragazza, pubblicava su Facebook post contro la violenza sulle donne. E poche ore prima dell’omicidio dedicava a Roberta Siragusa una frase d’amore: «Amore mio, bedda»

Roberta Siragusa, la 17enne trovata morta sabato 23 gennaio in un burrone a Caccamo, in provincia di Palermo, aveva «il capo pressoché rasato e il volto tumefatto». Non è chiaro se sia stato l’effetto del fuoco o se a ridurla in quelle condizioni, svilendo di fatto la sua identità e provando a cancellare la sua bellezza, sia stato il fidanzato, Pietro Morreale, 19 anni, accusato dell’omicidio. Un vero e proprio sfregio sul quale la Procura sta indagando. Morreale ancora oggi si dichiara innocente ma regge poco la sua versione dei fatti: secondo lui, Roberta Siragusa avrebbe fatto tutto da sola. Dunque, si sarebbe data fuoco e subito dopo avrebbe deciso di buttarsi nel burrone (a far ritrovare il corpo ai carabinieri è stato proprio lui). I fatti e le testimonianze, però, raccontano tutta un’altra verità.


L’occhio nero, gli schiaffi e i litigi

Pietro Morreale, che secondo gli inquirenti sarebbe una «personalità incline al delitto», provava un sentimento morboso verso la sua fidanzata: l’aveva privata delle sue amicizie, poteva frequentarle solo in sua presenza; in passato l’aveva anche picchiata, si racconta di un occhio nero e di diversi schiaffi. Era geloso, troppo geloso, i due litigavano spesso. Roberta, tra l’altro, non andava più a scuola di danza e ai suoi amici aveva detto che forse, per lui, non provava più niente. Ma non sapeva come lasciarlo. O meglio, aveva paura, temeva la sua reazione.

Cosa è successo quella maledetta notte, al momento, è difficile saperlo con certezza: è probabile che Roberta e Pietro, dopo essersi allontanati dalla festa a cui erano andati (in piena zona rossa, quindi in violazione del Dpcm), si siano appartati in auto per un momento di intimità. Lei, però, si sarebbe rifiutata e così da quel momento sarebbe cominciato il suo calvario. Roberta Siragusa, intanto, stava sentendo un altro ragazzo, un amico a cui era particolarmente legata. Lo stesso che le aveva scritto poco prima di morire e che aveva paura di quello che potesse succedere tra i due. L’amico – a cui Pietro, alcuni giorni prima, tramite Instagram, avrebbe chiesto gli screenshot delle sue conversazioni con la fidanzata – aveva un brutto presentimento. Temeva, probabilmente, una reazione violenta di Morreale.

C’è un complice?

Ora le indagini sono tutte concentrate non solo nell’accertare l’eventuale responsabilità di Pietro Morreale nell’omicidio della fidanzata ma anche nella ricerca di un eventuale complice. Morreale ha fatto tutto da solo? Nella fase dell’occultamento del cadavere è stato aiutato da qualcuno? Cosa può aver spinto un ragazzo di 19 anni a uccidere la propria fidanzata con metodi, tra l’altro, così brutali? Quello che sembra emergere è che Pietro aveva un sentimento di possesso per Roberta, un’ossessione morbosa.

Quando scriveva post contro la violenza sulle donne

Pietro Morreale, tra l’altro, poche ore prima dell’omicidio, come vi mostriamo in queste immagini, aveva commentato una foto della sua fidanzata su Facebook scrivendo: «Amore mio, bedda». Una frase che, dunque, non lasciava trasparire problemi tra i due. Ma forse si trattava più di un tentativo di coprire cosa stava accadendo realmente.

Così come, alla luce di quanto sta emergendo, sembrano essere di facciata anche i post contro la violenza sulle donne pubblicati da Pietro Morreale in passato. «Come fai a rovinare la vita a una donna se in fondo è grazie a una donna se sei al mondo?», scriveva il 25 novembre 2015. Nel giorno della festa delle donne, postava: «Solo un piccolo uomo usa la violenza sulle donne per sentirsi grande». Parole che, lette adesso, fanno rabbrividire.

Foto in copertina da Facebook

Leggi anche: