A San Marino non arrivano le dosi italiane. La Repubblica fa da sé e compra lo Sputnik V: è il trentesimo Paese al mondo

La campagna vaccinale sammarinese finora non era mai riuscita a partire: dall’accordo con l’Italia preso a gennaio erano arrivate zero forniture

San Marino ha scelto lo Sputnik V. L’autorizzazione da parte del governo per l’uso del vaccino anti Covid russo all’interno del proprio territorio, consentirà alla Repubblica di ricevere già nei prossimi giorni le sue prime dosi. Dopodiché seguirà una seconda consegna per la somministrazione della dose di richiamo da effettuare entro un mese. Un’approvazione del tutto autonoma che il ministero della Salute ha potuto effettuare ancora prima del via libera dell’ente regolatore europeo (Ema) e dell’Agenzia italiano del farmaco.


«L’intesa raggiunta con il Russian Direct Investment Fund, il fondo sovrano russo, per l’ottenimento del rimedio è stata possibile grazie alle solide relazioni internazionali tra San Marino e la Federazione Russa, con l’obiettivo da parte del Governo di raggiungere l’auspicata immunità della popolazione sanmarinese». La comunicazione delle Segreterie di Stato per gli Affari Esteri e per la Sanità e Sicurezza Sociale ha annunciato la decisione presa, sottolineando come il via libera sia stato concesso sulla base della procedura di autorizzazione d’emergenza.

La firma del protocollo di acquisto ha fatto rientrare San Marino nei 30 Paesi al mondo che finora hanno autorizzato il vaccino Sputnik, ritenuto efficace al 91,6%. «L’acquisto di questo quantitativo di vaccini che andrà a sommarsi alle dosi previste dall’Intesa precedentemente siglata con l’Italia, integrerà le nostre scorte al fine di mettere al riparo tutta la popolazione nel più breve tempo possibile» ha aggiunto il Segretario di Stato per la Sanità Roberto Ciavatta.

Campagna vaccinale mai partita

Il governo sammarinese in queste ore sta affrontando una profonda crisi legata all’approvvigionamento di vaccini che ha di fatto bloccato la partenza della campagna vaccinale del territorio. L’accordo in essere con il governo italiano era stato di ricevere una dose per ciascuna delle 1.700 ricevute dall’Italia. Intorno al 20 gennaio sarebbe dovuta arrivare una prima fornitura di 300 dosi per avviare la vaccinazione dei medici e, progressivamente, le altre per giungere a 50 mila dosi in grado di immunizzare il 70% dei residenti. Ma del carico neanche l’ombra. Il piano B è ufficialmente partito con l’approvazione interna del siero anti Covid russo e finalmente con la partenza della campagna vaccinale per i prossimi giorni.

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