La battaglia dell’ingegner Terrone contro la Crusca: «Il mio cognome non è soltanto un insulto»

L’accademia di studiosi ed esperti di linguistica e filologia della lingua italiana è stata citata in giudizio dal 59enne campano, il quale chiede che al termine sia associato anche un significato positivo

Prima tre mail – le cui risposte non l’hanno soddisfatto – poi le vie legali: è l’iter della battaglia intrapresa da Francesco Terrone contro l’Accademia della Crusca. L’ingegnere 59enne di Mercato San Severino, in provincia di Salerno, pretende che l’istituzione guardiana della lingua italiana aggiunga al termine terrone un significato positivo. La richiesta di integrazione di Terrone si basa sulla sua origine personale, nobiliare e non contadina, a dimostrazione che la parola utilizzata oggi come un insulto anti-meridionalista un tempo faceva riferimento anche alla sfera latifondista, feudataria delle grandi famiglie nobili del Sud.


«È una battaglia di civiltà – ha spiegato Terrone, dopo aver citato in giudizio l’istituzione -, perché sul sito della Crusca c’è una lunga pagina in cui si fa la cronistoria del termine terrone usato solo in senso dispregiativo». Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca, ha commentato così la vicenda: «L’ingegner Terrone dice di essere stato costretto alla causa dopo tre risposte evasive da parte nostra ad altrettante sue mail. In realtà, non abbiamo risposto evasivamente: abbiamo informato il signore del fatto che esiste una consulenza datata 2017, quindi prima degli eventi di cui stiamo parlando, sulla parola terrone, che si può leggere sul sito della Crusca».

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E ancora: «Chiunque può leggerla e farsi un’idea della materia del contendere, perché nelle prime quattro righe di questa voce c’è la condanna esplicita dell’uso offensivo della parola terrone – ha affermato Marazzini. In conclusione, poi, ha spiegato perché la Crusca non può intervenire ulteriormente sulla vicenda -. Il signore pretendeva che noi scrivessimo cose che, in realtà, non sono di competenza della Crusca, perché noi non siamo un istituto di ricerca araldica, siamo un’altra cosa».

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