Torna l’ora legale. E stavolta potrebbe anche essere l’ultima, anche se l’Italia ha già detto all’Europa di non voler cambiare

L’Italia è tra i Paesi europei che si sono sono detti contrari all’abolizione di due cambi di orario annuali. La proposta adesso è al vaglio del Consiglio europeo

Da questa notte perderemo un’ora di sonno, ma ne guadagneremo una di luce. Come ogni anno domenica 28 marzo torna infatti l’ora legale. Le lancette si sposteranno avanti di un’ora tra le 2 e le 3 di domenica mattina. Ma potrebbe essere l’ultima volta visto che entro il 2021 i paesi membri dell’Unione europea dovranno decidere se mantenerla o eliminarla del tutto. Esiste infatti dal 2018 una risoluzione europea che prevede l’abolizione del doppio cambio annuale e che dovrebbe ricevere una risposta entro quest’anno.


La proposta europea che divide i Paesi membri

Nell’estate del 2018 il Parlamento europeo aveva condotto un’indagine sull’abolizione del cambio di ora riscontrando che l’84% della popolazione europea era favorevole. Così a settembre la Commissione europea aveva fatto una proposta per abolire l’ora legale, anche con l’intenzione di allineare tutti i Paesi europei, una misura considerata efficace dal punto di vista economico e del funzionamento del mercato interno.


Tuttavia, diversi Paesi – tra cui l’Italia – si erano però schierati contro, opponendo alle argomentazioni economiche e a chi sostiene che il cambio di orario possa alterare l’equilibrio psico-fisico – una teoria delle dubbie fondamenta scientifiche – un ragionamento pragmatico: spostare le lancette in avanti a marzo consente di guadagnare un’ora di luce e quindi di ridurre il consumo energetico, con benefici sostanziali sia per l’ambiente, sia per il portafoglio.

In Paesi come l’Italia e la Germania l’ora legale infatti era stata adottata nel 1916, ovvero durante la Prima Guerra Mondiale, proprio con questi propositi, per risparmiare sui consumi energetici in un momento di grande crisi. Il punto di vista italiano è condiviso da gran parte dei Paesi del Sud d’Europa – che apprezzano anche gli effetti dell’ “allungamento” della giornata sui consumi in generale – ma rimangono contrari una parte dei Paesi del Nord, dove il sole tramonta più tardi. A decidere dovrà essere il Consiglio europeo, sempre che riesca a trovare un punto di caduta tra gli interessi dei vari Paesi membri.

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