Lo staff di Navalny denuncia torture in carcere: «Ha perso 8 kg. Svegliato anche otto volte a notte»

Quando è arrivato in carcere pesava 93 kg, adesso 85. E da qualche giorno ha persino cominciato lo sciopero della fame. La situazione inizia a essere preoccupante

Crescono le preoccupazioni per la salute dell’oppositore russo Alexei Navalny, in sciopero della fame nella colonia penale di Pokrov in Russia. Navalny ha perso almeno 8 kg da quando ha iniziato la protesta, secondo il canale Telegram del dissidente rilanciato dal sito Meduza. Il sospetto dello staff del dissidente è che la perdita di peso sia legata alle vessazioni e alla privazione del sonno a cui viene sottoposto in carcere, «non lo fanno dormire e lo svegliano otto volte durante la notte».


Lo sciopero della fame

La perdita di peso, tra l’altro, sarebbe cominciata ben prima dello sciopero della fame, che Navalny ha annunciato di recente per chiedere a gran voce cure mediche adeguate. L’oppositore russo, infatti, ha forti dolori alla schiena e alle gambe: una situazione che denuncia da tempo ma che, stando alle sue parole, non sarebbe mai stata presa in considerazione dalle autorità russe. «La vita di un prigioniero vale meno di un pacchetto di sigarette – aveva detto il dissidente – Bene, cosa fare? Ho deciso di fare uno sciopero della fame chiedendo che la legge venga rispettata e che sia permesso a un medico di farmi visita. Sono affamato, ma per il momento ho ancora due gambe».

La denuncia dal carcere

Quando è arrivato nella colonia penale – si apprende – pesava 93 kg, ora 85. Quindi numeri alla mano, ha perso 8 kg prima dello sciopero della fame. «Tutti i detenuti che dichiarano lo sciopero della fame devono essere pesati. Anche Navalny è stato pesato», riporta l’account Telegram dell’uomo che, dunque, continua la protesta visto che nulla sarebbe cambiato in questi giorni. Non avrebbe mai ricevuto la visita di un medico per i suoi problemi di salute e non ci sarebbe nemmeno «una diagnosi nel registro sanitario né un referto medico». Come se fosse stato abbandonato a se stesso.

Foto in copertina: EPA

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