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Clima, la Cina investe ancora nel carbone e fa saltare l’accordo sulle emissioni: nel 2020 ha azzerato i tagli del resto del mondo

Secondo un rapporto del Global Energy Monitor, nonostante gli impegni a diventare un’economia a emissioni zero entro il 2060, nel 2020 in Cina c’è stato un boom di attività alimentate a carbone che ha praticamente azzerato i tagli messi in atto dal resto del mondo in termini di emissioni annuali

Nonostante le promesse e l’impegno formale assunto davanti alla comunità internazionale di azzerare le proprie emissioni nette entro il 2060, formalizzato dalla ratifica dell’Accordo di Parigi, la Cina continua ad investire nel carbone. Nel 2020 lo sviluppo di centrali a carbone nel Paese ha compensato i tagli annuali nel resto del mondo, secondo un nuovo rapporto condotto dalla Ong Global energy monitor (GEM). L’anno scorso, infatti, la Cina ha ospitato ben l’85% degli 87,4% gigawatt (GW) delle nuove centrali a carbone proposte a livello globale nel 2020.


Al di fuori della Cina, lo sviluppo di centrali a carbone in Asia sta crollando, dato che Bangladesh, Filippine, Vietnam e Indonesia hanno annunciato ambiziosi piani per tagliare fino a 62 GW dell’energia a carbone che avevano preventivato nei loro piani energetici nazionali. A livello globale, l’implementazione di nuovi impianti a carbone è scesa a 50,3 GW nel 2020, un calo del 34% rispetto al 2019. Una curva al ribasso dovuta al fatto che i progetti in fase di sviluppo hanno faticato a ottenere finanziamenti sufficienti a partire, mentre molti programmi sono stati ritardati a causa della pandemia Covid-19


«Nel 2020, abbiamo visto Paese dopo Paese annunciare la riduzione della quantità di energia a carbone prevista dai propri piani energetici nazionali», ha dichiarato Christine Shearer, direttrice del programma carbone di GEM. «Molto probabilmente assisteremo alla pianificazione delle ultime centrali a carbone nella maggior parte del mondo». «L’anno scorso [in Cina] sono state annunciate dozzine di nuovi progetti di energia a carbone, pari alla capacità di energia a carbone della Germania e della Polonia messe insieme», ha aggiunto Lauri Myllyvirta del Center for Research on Energy and Clean Air (CREA). «Annullarli metterebbe il Paese sulla buona strada per uno sviluppo a basse emissioni che la leadership afferma di voler perseguire».

Video di Vincenzo Monaco

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