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Business e pseudoscienza: perché il Senato avvalora l’esoterismo dell’agricoltura biodinamica

La pratica non è supportata dalla scienza, ma un disegno di legge ora la equipara all’agricoltura biologica. La ragione sta nel mercato, come ha candidamente ammesso il relatore del testo

Non possiamo pretendere che il Parlamento sia composto da un gruppo di super esperti nelle materie scientifiche, ma dopo il metodo Stamina e i vari interventi complottisti NoVax si sperava di non arrivare alla «stregoneria». Il Senato, quasi all’unanimità, ha approvato un disegno di legge dove viene sostenuta la fantasiosa «agricoltura biodinamica», una serie di «pratiche antiscientifiche, esoteriche e stregonesche» – come ben spiegato dalla senatrice Elena Cattaneo durante il suo intervento in aula – dove si intrecciano la fertilità del terreno e l’agricoltura con la filosofia e l’astrologia.


Il tema della biodinamica non è affatto nuovo a Open, ne avevamo parlato in un articolo del 2019 nella sezione Fact-checking. Non stiamo parlando di una pratica vietata, ma equipararla all’agricoltura biologica – come fa il ddl approvato in Senato – è come equiparare l’omeopatia alla medicina. Nessuno vieta di assumere prodotti omeopatici, non si ravvisa il pericolo di bere un bicchiere d’acqua zuccherata, ma non significa che questi funzionino realmente. Il problema, come al solito, è che le istituzioni le sostengono dandone fondamento e credibilità nonostante la scienza dimostri il contrario.


Le origini di questa pratica le riscontriamo nel lontano 1924 con l’esoterista tedesco Rudolf Steiner, proprio quello che bruciava la pelle dei topi per creare una sorta di repellente contro la loro stessa fertilità (chissà cosa ne pensa la LAV). Ecco il testo della pratica tratta dalle citazioni di Steiner:

Catturate un topo abbastanza giovane e spellatelo in modo da recuperare la pelle. Ora avete la pelle (ci sono sempre abbastanza topi, ma devono essere topi di campo se volete fare questo esperimento). […] Quando Venere è nello Scorpione procuratevi la pelle di un topo e bruciatela. Raccogliete attentamente le ceneri e gli altri resti della combustione. Non sarà rimasto molto, ma se avete abbastanza topi è sufficiente.[…]

Così avete ottenuto la vostra pelle bruciata di topo quando Venere è nello Scorpione. E lì rimangono, in ciò che è stato distrutto dal fuoco, le corrispondenti forze negative nei confronti della capacità riproduttiva del topo di campo. Prendete la cenere e spargetela su tutto il vostro campo. In alcune zone può essere difficile: potete farlo anche omeopaticamente, non ne avete bisogno di molto.

Il disegno di legge porta la firma del senatore del Partito Democratico Mino Taricco, non nuovo nella promozione dell’agricoltura biodinamica dato che ne parlava in aula al Senato nel 2017. Infastidito dalle critiche ricevute in aula, Taricco pubblica sul suo sito un articolo dove afferma fin dalla prima frase scritta di non credere di «poter essere ascritto tra i difensori o i propugnatori dell’agricoltura biodinamica», ma se si prosegue con la lettura si assiste a una vera e propria memoria difensiva della pratica di origine esoterica, una difesa basata solo sulla «libertà di scelta» e non sulla scienza:

Il fatto poi che vi sia chi ritenga che i preparati biodinamici, riconosciuti dal Regolamento UE 848/2018 per preservare la fertilità del terreno, non siano utili perché non scientificamente validati, credo stia nella libertà di scelta. Così come credo sia giusto che coloro che non gradiscono l’agricoltura biodinamica, magari perché ritenuta ai propri occhi non seria, decidano di non utilizzarla. Al tempo stesso credo però che essendone riconosciuta la utilizzabilità dal regolamento europeo e dai decreti ministeriali emanati in attuazione nel nostro paese, dovrebbe essere logico tenerne conto proprio nella legge quadro dell’agricoltura biologica.

In un passo successivo, Taricco contesta i critici all’agricoltura biodinamica parlando di «pseudo scientismo convinto di essere unico detentore della verità»:

Spiace leggere commenti per sentito dire, su testi magari non letti, su materie non approfondite, di pseudo scientismo convinto di essere unico detentore della verità, e quindi ovviamente unico legittimato a distinguere tra giusto e sbagliato, che hanno volutamente creato artatamente disorientamento e confusione. Sono e rimango convinto della necessità di studio, ricerca e sperimentazione in tutti i campi per una agricoltura sempre più compatibile e sostenibile, e meno chimicamente impattante, e questa legge anche in questo senso va nella giusta direzione.

Se ci pensiamo bene, il fatto che Taricco riporti che vi sia la «necessità di studio, ricerca e sperimentazione» potrebbe essere letto come una conferma che ad oggi non vi siano riscontri scientifici, da quasi un secolo, sui benefici tanto proclamati dell’agricoltura biodinamica (che nel suo comunicato successivo, quello dove riporta l’approvazione al senato del disegno di legge, non nomina nemmeno).

Dario Bressanini, chimico e noto divulgatore scientifico impegnato nella lotta alla pseudoscienza, ha trattato spesso l’argomento. In un articolo del 2015, dal titolo «Riflessioni di uno scienziato divulgatore. Parlare ai biodinamici», riporta che «a oggi, gli unici esperimenti scientificamente validi e controllati non abbiano mostrato alcun effetto riproducibile sulla qualità del vino prodotto da uve biodinamiche (il campo merceologico dove la Biodinamica “tira” di più e dove sono stati fatti più studi)»

Effettivamente, c’è chi ha svolto degli studi a lungo termine – come quello pubblicato nel 2005 dall’American Journal of Enology and Viticulture – per confrontare gli effetti dell’agricoltura biodinamica e quella biologica sulla qualità del suolo e dell’uva ottenendo un risultato decisamente chiaro: non sono state riscontrate differenze nella qualità del suolo, nella resa delle viti e delle bacche.

Se si ottiene lo stesso risultato dell’agricoltura biologica, che senso ha parlare di agricoltura biodinamica? Bressanini parlava del «campo merceologico dove la Biodinamica “tira” di più», infatti risulta comprensibile che se ne parli dal punto di vista commerciale: questa sorta di approvazione da parte dalle istituzioni fornisce ai vari produttori e marchi una sorta di autorevolezza.

La questione riguardante il business viene citata in qualche modo dalla senatrice Cattaneo durante il suo intervento: «Naturalmente il fine ultimo è creare mercato per prodotti che non hanno alcuna caratteristica superiore scientificamente accertata rispetto a quelli da agricoltura integrata, se non i costi». Un concetto, quello del denaro, che non viene affatto smentito dallo stesso relatore del disegno di legge: «Noi in questa legge ci siamo attenuti ai fatti e i fatti dicono che il 90 per cento della produzione biodinamica è legata all’export in Paesi ad alta remunerazione, come Germania, i Paesi scandinavi, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti, il Giappone. 4500 aziende con un fatturato medio ad ettaro che supera i 13.000 euro e che, in piena pandemia, è cresciuto».

Foto di copertina: Steiner e il cornoletame.

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