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29 anni fa la strage di Capaci, Mattarella a Palermo: «O si sta contro la mafia o si è complici: i mafiosi temono più la scuola della giustizia»

Il presidente della Repubblica ha ricordato il sacrificio del giudice Giovanni Falcone, di sua moglie Francesca Morvillo e degli agenti di scorta, uccisi in Sicilia 29 anni fa

«La mafia, diceva Antonino Caponnetto, teme la scuola più della giustizia, l’istruzione toglie l’erba sotto i piedi della cultura mafiosa». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nell’aula bunker dell’Ucciardone a Palermo, ha ricordato il sacrificio di Giovanni Falcone, della moglie Francesca Morvillo e degli uomini della scorta, uccisi 29 anni fa nella strage di Capaci. Mattarella ha detto che la mafia «in questi ultimi decenni ha perduto terreno nella capacità di aggregare e di generare, anche attraverso il terrore, consenso e omertà tra la popolazione». E che quindi «può essere definitivamente sconfitta, realizzando così la lucida profezia di Falcone».


Il presidente della Repubblica parteciperà anche ad altre iniziative, come l’inaugurazione del progetto “Spazi Capaci/Comunità Capaci”, voluto dalla Fondazione Giovanni Falcone e dal ministero dell’Istruzione: un piano di design sociale curato da Alessandro de Lisi con il patrocinio della polizia di Stato. “Spazi Capaci” vuol far tornare a vivere le città attraverso le opere in un percorso sperimentale di memoria 4.0 che, partendo da luoghi di Palermo simbolo della vitalità della lotta civile contro la mafia, compie un viaggio attraverso tutto il Paese. Un cammino lungo tre anni, col traguardo nel 2023, anno in cui ricorre il trentennale delle stragi di Firenze, Roma e Milano.


«Vogliamo riappropriarci delle città attraverso l’arte», ha detto Maria Falcone, presidente della Fondazione e sorella del giudice assassinato, «la cultura è determinante per il rinnovamento dello spirito dei popoli». Mentre la ministra della Giustizia, Marta Cartabia, ha detto che Falcone «ha insegnato che nella lotta alla mafia non basta perseguire il singolo reato, bisogna agire su tutte le articolazioni su cui si radica il potere della mafia, quelle sociali, quelle economiche, quelle che oltrepassano i confini nazionali».

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