Marta Cartabia

Marta Cartabia

Chi è Marta Cartabia?

Classe 1963, sposata e madre di tre figli, laureata con lode in legge all’Università degli studi di Milano. Marta Cartabia è una giurista, di stampo cattolico – allieva del costituzionalista Valerio Onida – e prima presidente della Corte costituzionale dove ha trascorso 9 anni. Prima da giudice – nominata da Giorgio Napolitano nel 2011 a soli 48 anni, terza donna a far parte della Corte dal 1955 – poi da presidente, ruolo che ha ricoperto dal dicembre 2019 a settembre 2020.

È la prima presidente della Corte costituzionale: «Sì è rotto un vetro di cristallo. Ho l’onore di essere qui come apripista»

Come prima donna a presiedere la Corte rimangono impresse le sue parole di allora: «Sì è rotto un vetro di cristallo. Ho l’onore di essere qui come apripista», discorso incisivo che fece capire subito la tempra di Cartabia. Approdata adesso al dicastero di via Arenula, Marta Cartabia ricopre un ruolo delicato nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. Sulla giustizia, infatti, è naufragato il Conte II e si è arenata la trattativa del Conte Ter. Ora, quasi la maggioranza dei partiti che siedono nel nuovo governo Draghi, chiedono discontinuità sulle politiche portate avanti dall’ex Guardasigilli, l’esponente pentastellato Alfonso Bonafede.

I dossier: prescrizione, giustizia civile e tempi dei processi penali

Sul tavolo della neo ministra, infatti, ci sono dossier centrali: prescrizione, giustizia civile, tempi dei processi penali. Altro tema fondamentale all’ordine del giorno è la situazione delle carceri italiane, problematica a cui Marta Cartabia non è mai stata indifferente. Ritorna, infatti, alla mente quando nel 2018, come vicepresidente della Corte, aveva intrapreso il viaggio nelle carceri del Paese e ai detenuti di San Vittore aveva detto, com’è riportato in un articolo del Corriere della Sera:

I vostri problemi mi faranno compagnia nel lavoro e nella vita personale. Mi auguro che gli ideali della Costituzione possano fare compagnia a voi in questo vostro viaggio.

Testo di Giulia Marrazzo

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