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Csm, riforma Cartabia al Senato: tensione in aula, bocciati tutti gli emendamenti di Lega e FdI. Domani il voto finale

Il provvedimento è già stato approvato dalla Camera. Il Carroccio ottiene il voto segreto sulla custodia cautelare, ma l’Aula lo boccia. Letta accusa i leghisti di ostruzionismo e di minare la stabilità del governo

Dopo il flop dei referendum, la Lega torna ad annunciar battaglia sulla giustizia. Lo ha fatto dagli scranni del Senato dove da oggi, 15 giugno, sono ripresi i lavori e la discussione in Aula sulla riforma della giustizia, già approvata alla Camera. A Palazzo Madama il voto sull’intero provvedimento è previsto per domani mattina, 16 giugno, alle 9.30 e sarà presente in aula anche la ministra della Giustizia, Marta Cartabia. Nel pomeriggio di oggi il Senato ha approvato singolarmente tutti i 43 articoli della riforma e bocciato i 152 emendamenti arrivati in aula, tutti a firma Lega e Fratelli d’Italia, mentre Italia Viva ha deciso di ritirare i propri. Durante i lavori in Aula di oggi, la presidenza del Senato ha ammesso l’emendamento della Lega sulla custodia cautelare, sulla falsariga del quesito referendario votato durante il primo turno delle Amministrative di domenica scorsa. Un emendamento che, riguardando la materia delle libertà personali, permetteva di chiedere il voto segreto ed è stato bocciato dall’Aula di Palazzo Madama con 136 voti contrari, 70 a favore e 9 astenuti.


L’emendamento leghista sulla custodia cautelare ammesso ma bocciato dall’Aula

Nelle scorse ore il senatore del Carroccio, Simone Pillon, aveva sostenuto con forza l’emendamento: «Abbiamo mantenuto i nostri emendamenti, li voteremo con convinzione e chiediamo alle altre forze politiche di fare altrettanto». Pd, M5s e LeU avevano preannunciato che avrebbero votato contro, mentre gli alleati di Fratelli d’Italia, pur essendo contrari, hanno deciso infine di astenersi per non alimentare la tensione all’interno del centrodestra, come spiegato da Ignazio La Russa. Tra gli astensionisti anche gli esponenti di Italia Viva, che hanno annunciato che non voteranno tutti gli emendamenti alla riforma del Csm.


Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, in un’intervista al Corriere della Sera, commentando i dati referendari ha osservato che «hanno votato più di 10 milioni di italiani, con la Lega da sola a girare l’Italia parlando di Giustizia Giusta: ora torneremo a lavorare in Parlamento perché la riforma è una necessità». Salvini ha anche assicurato che la Lega «non metterà a rischio la riforma», pur votando le proposte di modifica che ha mantenuto in commissione, assieme a quelle proposte da Fratelli d’Italia. Il leader del Carroccio, in mattinata, su Radio Anch’io, ha spiegato: «Noi abbiamo proposto emendamenti in linea con i quesiti referendari: se altri partiti vogliono una giustizia politicizzata voteranno contro i nostri emendamenti».

Italia Viva ritira gli emendamenti e va verso l’astensione

Tra le forze di maggioranza contrarie alla riforma c’è anche Italia Viva, che durante il passaggio del provvedimento alla Camera si era astenuta dal voto, mentre in Commissione al Senato ha ritirato all’ultimo i propri emendamenti. Una scelta, come spiegato dal senatore Giuseppe Cucca, legata a un «altissimo senso di responsabilità», sottolineando però che questo «non significa approvazione del contenuto della riforma», perché «da parte di Italia Viva restano tutte le perplessità e non crediamo sia possibile dare un voto favorevole». Da parte del Pd invece c’è pieno supporto alla riforma, con il segretario dem Enrico Letta che ha accusato la Lega di minare la tenuta del governo Draghi e ha sollecitato, in caso di ostruzionismo, a mettere la fiducia.

Un’opzione, quella del ricorso alla fiducia, che però il premier Draghi aveva più volte escluso in passato. Nelle scorse ore il segretario del Pd ha più volte puntato il dito contro il Carroccio: «Portare l’ostruzionismo sulla giustizia vuol dire minare le basi della convivenza stessa del governo, è un atteggiamento insostenibile». Parole che hanno innescato la reazione del senatore leghista Andrea Ostellari, relatore del provvedimento, che ha replicato: «Mettere la fiducia per imbavagliare i rappresentanti degli italiani sarebbe inaccettabile: Letta ha già perso tante battaglie, a partire da quella sul ddl Zan, perché al confronto ha preferito la prova di forza, rispetti il Parlamento e accetti la discussione». 

La discussione in Aula: lo scontro tra Lega e Pd

Durante la relazione in Aula del provvedimento, il senatore Ostellari, ha esordito dichiarando: «C’è un gravissimo deficit dei rapporti tra i poteri democratici del nostro Paese: la Lega non ce l’ha con i giudici e nemmeno con il governo, e chiedo ai rappresentanti del Pd di smetterla di usare i provvedimenti per piantare bandierine ideologiche». Dichiarazioni che però hanno innescato le proteste da parte dei dem. E il senatore leghista, in risposta alle proteste, ha aggiunto: «Chiediamo che quest’Aula non fugga di fronte agli interrogativi degli italiani e a quelli dei giudici che lavorano, che sono la grande maggioranza: io da relatore chiedo che il Parlamento abbia il coraggio di guardare in faccia i problemi e di aumentare il livello di civiltà e di qualità della democrazia». Ostellari ha poi aggiunto: «Sono importanti il dibattito, l’approfondimento e la possibilità di essere liberi nel nostro lavoro in Parlamento. E riforme come queste devono essere fatte non velocemente, ma bene. Credo che un surplus di approfondimento faccia bene a questa riforma, ai magistrati, ai cittadini e al futuro del nostro Paese». 

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