Enrico Letta

Enrico Letta

Da ministro più giovane d’Italia a riformatore del Pd, chi è Enrico Letta nuovo segretario dem

Un passato da Presidente del Consiglio dei Ministri e un futuro da leader del Pd, Enrico Letta nasce a Pisa il 20 agosto del 1966. Trascorre l’infanzia nella città francese di Strasburgo, centro della frontiera franco-tedesca, dove si trova una delle due sedi del Parlamento europeo. Laureato in Scienze politiche all’Università di Pisa, prosegue gli studi con un dottorato in diritto comunitario presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Letta entra in politica con la Democrazia Cristiana, facendosi portatore di una linea molto europeista. Successivamente entra nel Partito popolare italiano diventandone il vice-segretario, insieme a Dario Franceschini.

Nel 1998 all’età di 32 anni, Massimo D’Alema lo assegna al Ministero delle Politiche comunitarie del suo governo, diventando il più giovane ministro della storia della Repubblica (fino a quel periodo). L’anno successivo Letta è nominato Ministro dell’Industria e poi anche Ministro per il Commercio estero quando D’Alema viene sostituito da Giuliano Amato, mantenendo tale funzione fino al 2001. Continua la carriera politica come deputato in Italia, poi come parlamentare europeo nel 2004 e poi di nuovo deputato nel 2006. Con Romano Prodi viene nominato Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, succedendo (ma in uno schieramento diverso) allo zio Gianni Letta.

La fondazione del PD

Nel 2007 Enrico Letta entra a far parte del comitato nazionale che getterà le basi per la nascita del Partito Democratico, fino a candidarsi a capo della segreteria. Invece di candidarsi con una conferenza stampa o un’intervista a un quotidiano, Letta annuncia la sua candidatura con un video su YouTube, all’epoca una novità senza precedenti in Italia. Un modo per presentarsi come il candidato “giovane” del nuovo partito. Tuttavia, la segreteria del PD fu conquistata dall’allora sindaco di Roma Walter Veltroni.

Letta si fa portatore di una visione orientata verso un mercato più liberale, con una politica economica rispettosa dei vincoli di bilancio dettati dall’appartenenza all’eurozona da realizzare con un importante piano di privatizzazioni. Si oppone all’ingresso del PD nel gruppo del socialismo europeo. Dopo la sconfitta del PD alle elezioni politiche anticipate del 2008 Letta diventa responsabile del Lavoro nel “governo ombra” di Veltroni. Con le dimissioni di Veltroni, Letta non si ricandida alla segreteria e sostiene l’ex ministro Pier Luigi Bersani, che vince e lo nomina vice-segretario.

Il governo Letta

Alle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio 2013 il PD ottiene la maggioranza alla Camera ma non al Senato. Bersani, leader della coalizione di centro-sinistra prova a formare una maggioranza allargata al M5S, ma non ci riesce. Dopo mesi di stallo, il Presidente della Repubblica dell’epoca, Giorgio Napolitano, viene confermato per un eccezionale secondo mandato (non era mai accaduto prima) e il 24 aprile affida a Enrico Letta l’incarico di formare un governo di unità nazionale con una maggioranza allargata, ma stavolta verso il centrodestra di Silvio Berlusconi.

Letta accetta, e forma un governo di grande coalizione con PD, PDL e Scelta Civica (il partito del premier uscente Mario Monti). Il programma del governo di unità nazionale, preparato insieme allo stesso presidente Napolitano, prevedeva una serie di riforme istituzionali, economiche e sociali. Il 27 aprile Letta presenta il suo governo, ma l’unità nazionale non durerà molto a lungo. Il 28 settembre il leader del PDL, Silvio Berlusconi, fa dimettere tutta la sua delegazione di cinque ministri con il pretesto della decisione di posticipare il decreto che impediva l’aumento dell’Iva, aprendo così una crisi di governo.

Il premier Letta, condannando severamente il “gesto folle” del senatore Berlusconi, si affida alle decisioni Napolitano, che, non volendo sciogliere le camere per andare a elezioni anticipate, cerca una soluzione alternativa. Letta riesce però ad avere di nuovo la fiducia con l’uscita dal PDL di Angelino Alfano, annunciata il 16 novembre dal politico che fino a pochi giorni prima veniva considerato il “delfino” di Berlusconi. Alfano porta con sé alcuni parlamentari, e fonda il Nuovo centro destra. Questo ha permesso a Letta di fare affidamento su una maggioranza più piccola, ma più unita. Tuttavia, doveva fare i conti con l’ascesa del compagno di partito, Matteo Renzi, il nuovo segretario del PD eletto l’8 dicembre del 2013.

Lo scontro con Renzi

Dopo la vittoria di Renzi alle primarie, Letta disse: «Con Renzi lavoreremo insieme, con spirito di squadra». Ma i due non già non si piacevano e iniziano a beccarsi fin da subito, anche pubblicamente. Diventato segretario, Renzi inizia regolarmente a stabilire le condizioni per il mantenimento della coalizione di governo, condizioni che Letta considerava già raggiunte nelle riunioni del Consiglio dei Ministri.

Renzi però non molla, vuole essere lui a dettare l’agenda del governo. A febbraio 2014 la dirigenza nazionale del PD approva la mozione del segretario Renzi in cui chiede la formazione di un nuovo governo. Poco dopo, Letta cede e sale al Colle per rassegnare le dimissioni al Presidente della Repubblica. Renzi subentra otto giorni dopo, il 22 febbraio 2014, e dopo la consueta cerimonia della campanella in cui era visibile tutta l’amarezza del premier uscente, l’esperienza del governo Letta si conclude.

L’autoesilio

Dopo la fine dell’esperienza di governo Letta resta deputato, ma ad aprile del 2015 si dimette dalla Camera e annuncia la partenza per Parigi, dove si trasferisce per diventare il responsabile della Scuola di Affari Internazionali della prestigiosa università Sciences Po. Successivamente non rinnova la tessera del PD, ma continua a intervenire nel dibattito tra commentatori e intellettuali del centro-sinistra.

A marzo del 2019, dopo l’elezione di Nicola Zingaretti alla segreteria, rinnova la tessera del partito. Nel luglio 2016 Enrico Letta viene nominato presidente dell’Istituto Jacques Delors, un think tank europeo fondato dall’ex presidente della Commissione europea. È inoltre stato membro del comitato esecutivo e vicepresidente dell’Aspen Institute Italia. Dopo le dimissioni di Zingaretti, torna a Roma, presumibilmente per restarci.

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