Mario Draghi

Mario DraghiAnsa | L’ex governatore della Bce Mario Draghi.

Chi è Mario Draghi?

Mario Draghi, ex governatore della Banca centrale europea (Bce), è l’uomo a cui il 3 febbraio 2021 il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affidato l’incarico di formare un nuovo governo. Nato a Roma il 3 settembre del 1947, a 15 anni è rimasto orfano di entrambi i genitori: sarà una zia a prendersi cura di lui e dei suoi fratelli. Ha frequentato il liceo gesuita dell’Eur con Giancarlo Magalli e Luca Cordero di Montezemolo come compagni di scuola. Dopo la maturità, Mario Draghi si è laureato in Economia all’Università La Sapienza di Roma con il professor Federico Caffè. Poi il trasferimento negli Stati Uniti e la specializzazione al MIT di Boston, con un dottorato coordinato da due premi Nobel, Franco Modigliani e Robert Solow.

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La carriera

Dal 1975 al 1991 Mario Draghi ha insegnato Economia nelle Università di Trento, Padova, Venezia e Firenze, dove è professore ordinario di Economia e politica monetaria. Dal 1984 al 1990 ha ricoperto la carica di Direttore esecutivo presso il Cda della Banca Mondiale. Dal 1991 al 2001 è stato Direttore Generale del ministero del Tesoro, entrando stabilmente nel ristretto gruppo di funzionari italiani in grado di ricoprire ruoli apicali nelle istituzioni. Dopo un biennio da vicepresidente in una banca d’affari, Goldman Sachs International, dal 29 dicembre 2005 al 31 ottobre 2011 Mario Draghi ha ricoperto la carica di governatore della Banca d’Italia, prendendo il posto di Antonio Fazio. Nel 2006 è stato nominato presidente del Financial stability board. Nel 2011 Mario Draghi è subentrato al francese Jean-Claude Trichet come presidente della Banca centrale europea. Come primo atto ha abbassato i tassi di interesse e ha iniettato una enorme dose di liquidità nel sistema bancario.

Il discorso del «whatever it takes»

Il 26 luglio 2012, da pochi mesi alla guida della Bce, Mario Draghi ha pronunciato a Londra uno storico discorso che gli è valso l’epiteto di salvatore dell’euro. Dopo aver convinto Angela Merkel ad accettare un piano di acquisto di debito pubblico, ha annunciato che l’Eurotower avrebbe fatto «whatever it takes» per preservare la moneta unica, «un fatto irreversibile, una conquista irrinunciabile per il progetto europeo». Aggiungendo subito dopo: «E credetemi, sarà abbastanza». È passato dalle parole ai fatti lanciando il Quantitative easing, il provvedimento con cui la Bce ha iniziato a comprare sul mercato secondario i titoli di Stato dei Paesi dell’Eurozona.

Draghi e la pandemia

Mario Draghi

Mario Draghi non ha mai militato in un partito politico. Terminato il suo mandato di governatore della Bce a ottobre del 2019, ha evitato il più possibile di esporsi pubblicamente. Ai giornalisti che gli chiedevano quali fossero i suoi progetti per il futuro, ha risposto: «Dovreste chiedere a mia moglie». Con l’esplosione della pandemia di Coronavirus, alla fine di marzo del 2020, Mario Draghi ha pubblicato un articolo sul Financial Times in cui ha delineato la sua ricetta per evitare che la recessione dovuta all’emergenza sanitaria si trasformi in una «depressione prolungata».

A suo giudizio, accanto ai ristori e agli ammortizzatori sociali, occorre un robusto intervento dello Stato basato su un aumento inevitabile del debito pubblico. Ma il debito deve essere «buono», ovvero sostenibile. Dunque va usato a fini produttivi per investire nelle riforme, nella crescita del capitale umano, nello sviluppo delle infrastrutture cruciali per la ripresa, nell’innovazione, nella coesione sociale e nella protezione dell’ambiente. La sostenibilità del debito verrà meno, invece, se sarà utilizzato per fini non produttivi, trasformandosi in «debito cattivo».

L’appello per i giovani

Un secondo intervento pubblico risale ad agosto del 2020. Mario Draghi ha infatti partecipato al Meeting di Rimini di Comunione e Liberazione, ribadendo la necessità di investire nella scuola, nell’istruzione e nella formazione dei giovani: «Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da loro» – ha spiegato – «è nostro dovere fare in modo che abbiano tutti gli strumenti per riuscirci pur vivendo in società migliori delle nostre».

Dobbiamo accettare l’inevitabilità del cambiamento con realismo e, almeno finché non sarà trovato un rimedio, dobbiamo adattare i nostri comportamenti e le nostre politiche. Ma non dobbiamo rinnegare i nostri principii. Dalla politica economica ci si aspetta che non aggiunga incertezza a quella provocata dalla pandemia e dal cambiamento. Altrimenti finiremo per essere controllati dall’incertezza invece di esser noi a controllarla. Perderemmo la strada. Vengono in mente le parole della “preghiera per la serenità” di Reinhold Niebuhr che chiede al Signore: “Dammi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare, e la saggezza di capire la differenza”.

Non voglio fare oggi una lezione di politica economica ma darvi un messaggio più di natura etica per affrontare insieme le sfide che ci pone la ricostruzione e insieme affermare i valori e gli obiettivi su cui vogliamo ricostruire le nostre società, le nostre economie in Italia e in Europa. In questo susseguirsi di crisi i sussidi che vengono ovunque distribuiti sono una prima forma di vicinanza della società a coloro che sono più colpiti, specialmente a coloro che hanno tante volte provato a reagire. I sussidi servono a sopravvivere, a ripartire. Ai giovani bisogna però dare di più: i sussidi finiranno e resterà la mancanza di una qualificazione professionale, che potrà sacrificare la loro libertà di scelta e il loro reddito futuri.

Testo di Davide Gangale

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