Ursula von der Leyen

Un applauso si è levato nel Parlamento europeo di Strasburgo al termine del voto a scrutinio segreto con è cui stata eletta. Tra schede bianche e franchi tiratori, ha raccolto 383 voti a favore su 733 votanti, 9 in più rispetto ai 374 necessari per ottenere la maggioranza, 327 i voti contrari: Ursula von der Leyen (Vdl) dal 1° novembre 2019 sarà la prima donna nella storia dell’Unione a ricoprire la carica di presidente della Commissione europea.

«Mi sento molto onorata, sono sopraffatta. Vi ringrazio per la fiducia che riponete in me. È la fiducia che riponete nell’Europa, in un’Europa forte e unita, da est a ovest, da nord a sud, pronta a lottare per il suo futuro anziché al suo interno», con queste parole von der Leyen ha ringraziato l’emiciclo di Strasburgo dopo l’ufficializzazione dell’esito del voto da parte del presidente del parlamento David Sassoli.

Convinta europeista che sogna gli Stati Uniti d’Europa è l’erede di Jean-Claude Juncker. La sua nomina da parte del Consiglio europeo, decisa il 2 luglio, è il frutto di un compromesso accettato dalla Francia e appoggiato dai paesi del blocco di Visegrad e l’Italia che si erano opposti alla candidatura del socialista Franz Timmermans.


Parla 3 lingue e ha 7 figli

Ursula Gertrud (Albrecht) von der Leyen (8 ottobre 1958) è di nazionalità tedesca ma è nata a Ixelles, un comune nei sobborghi di Bruxelles, sede del Parlamento europeo. Dal 1964 al 1971 papà Ernst Albrecht, zio del noto direttore d’orchestra tedesco Marc Albrecht, è stato a capo dell’ufficio privato di Hans von der Groeben, uno dei due membri tedeschi della Commissione europea appena creata. Ha partecipato al lancio della Comunità economica europea e della Ceca e dal 1967 al 1971 ha ricoperto la carica di Commissario alla concorrenza.

In quegli anni Ursula Albrecht ha frequentato la Scuola europea della capitale belga e ha imparato la lingua francese. Nel 1971 Ernst Albrecht è rientrato in Germania, ad Hannover, per assumere la direzione di un’azienda alimentare. Cinque anni dopo é eletto presidente della Bassa Sassonia nelle fila della CDU, carica che ricoprirà fino al 1990. Ursula, conseguita la maturità scientifica, si è iscritta alla facolta di Archeologia di Hannover. Dopo un solo anno è passata all’Università di Gottinga e Münster per studiare Economia.

Ansa / Un primo piano di Ursula von der Leyen

Sono gli anni del terrorismo rosso e von der Leyen riceve una minaccia di rapimento dalla Banda Baader-Meinhof. Per un anno studia presso la London School of Economics and Political Science sotto il nome di Rose Ladson. La carriera universitaria di Ursula è cambiata nuovamente nel 1980 quando si è iscritta alla facoltà di Medicina e Chirurgia della Scuola Superiore di Hannover dove si è laureata nel 1987. Nel 1991 ha conseguito anche la specializzazione in Ginecologia e ha iniziato la carriera professionale presso una clinica di Hannover.

Durante gli studi universitari ha conosciuto il futuro marito, il medico Heyko von der Leyen, discendente di una nota famiglia nobile tedesca, dal quale ha preso il cognome. La coppia ha 7 figli (David Echter 1987, Sophie Charlotte 1989, Maria Donata 1992, Victoria Ursula 1994, Johanna Gertrud 1994, Egmont Ulrich 1998 e Gracia Diotima 1999) e dal 1992 al 1996 ha vissuto negli Stati Uniti. Luterana osservante della Chiesa Evangelica di Germania, è favorevole al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Tre volte ministro (con un primato)

Ursula Von der Leyen è iscritta alla CDU dal 1990, la sua carriera politica è iniziata nel 2001, a 43 anni, con un incarico presso la regione di Hannover. Nel 2003 è stata eletta deputata al Landtag della Bassa Sassonia e sempre nello stesso anno è diventata ministro degli Affari sociali, delle donne, della famiglia e della salute della Bassa Sassonia. Due anni dopo, nel novembre del 2005, è stata nominata ministro della Famiglia del governo federale su decisione della Cancelliera Angela Merkel (che aveva guidato quel dicastero tra il 1991 e il 1994, il suo primo incarico federale).

L’obiettivo delle sue politiche sociali era quello di consentire alle donne tedesche di conciliare la maternità con la carriera professionale: nei primi tre mesi del mandato, coadiuvata dal ministro delle Finanze socialdemocratico Peer Steinbrück che l’ha aiutata a trovare le coperture finanziarie, ha fatto approvare i provvedimenti per garantire asili gratis e sussidi economici per i genitori che restano a casa coi figli.

Nel 2009 Ursula Von der Leyen è stata confermata come ministro della Famiglia ma pochi mesi dopo è stata nominata ministro del Lavoro e degli Affari sociali, a seguito delle dimissioni di Franz Josef Jung, travolto da uno scandalo relativo a una strage di civili in Afghanistan..

Ansa / Ursula von der Leyen e Angela Merkel

Il 17 dicembre 2013 Ursula Von der Leyen è diventata la prima donna in Germania a ricoprire la carica di ministro della Difesa, in un esecutivo di larghe intese tra CDU e SPD. Impegnata, sicura di sé e competente, è stata protagonista di un durissimo scontro con i vertici militari tedeschi per la presunta presenza di filonazisti tra le fila della Bundeswehr.

Ursula Von der Leyen ha promosso la riforma, la prima dall’unificazione del 1990, dell’esercito tedesco, il secondo per numero di effettivi dell’Unione ma storicamente inefficiente, ottenendo maggiori finanziamenti e lanciando un piano di assunzioni di 14.300 nuove reclute entro il 2023.

Nel 2015 ha inviato truppe e droni in Ucraina orientale durante la crisi con la Russia di Vladimir Putin e nel 2016 ha concluso un importante accordo tra Nato e Unione europea nell’ambito di un’operazione sul contrasto all’immigrazione clandestina. Dal 17 luglio il nuovo ministro della Difesa tedesco è la collega della CDU Annegret Kramp-Karrenbauer. Ursula von der Leyen è l’unico ministro ad aver partecipato a tutti i governi presieduti da Angela Merkel dal 2005 al 2019.

L’inchiesta a suo carico

In Germania è stata avviata un’inchiesta a carico di von der Leyen che riguarda l’utilizzo di consulenti esterni da parte del ministero della Difesa tedesco che ha guidato dalla fine del 2013. Queste consulenze, molto remunerative, sarebbero state concesse senza i necessari controlli e gestite in modo poco trasparente.

Analizzando 56 contratti su 375 sottoscritti nel periodo 2015-2016 dal ministero della Difesa, la Corte dei Conti federale tedesca ha accertato che la maggioranza delle consulenze non hanno una giustificazione plausibile e più di un terzo sono state assegnate in maniera irregolare.

La maggior beneficiaria di queste consulenze milionarie è stata la compagnia americana Accenture, l’accusa ipotizza che sia stata agevolata dalla rete di amicizie del manager Timo Noetzel, che vantava contatti sia al ministero sia nell’esercito.

Il ruolo di Ursula von der Leyen nello scandalo è tuttora incerto. A novembre aveva ammesso che erano stati commessi degli errori nella procedura di selezione dei consulenti, negando però casi di corruzione, addebitandoli alla fretta, al troppo lavoro e al tentativo di modernizzare in tempi brevi il ministero nel quale al suo arrivo, nel dicembre 2013, l’archivio era ancora cartaceo e gli armamenti si contavano a mano.

Ursula von der Leyen dovrà testimoniare in Germania, anche per rispondere dell’accusa che l’inchiesta interna avviata dal suo ministero sia stata volutamente lenta e improduttiva.

Ansa / Ursula von der Leyen durante una conferenza stampa con i vertici militari tedeschi

La sua idea di Unione europea

Nel discorso davanti al Parlamento europeo che ha preceduto il voto durante il quale ha illustrato il suo programma, Ursula von der Leyen ha citato una frase di suo padre Ernst Albrecht che negli ultimi anni diceva: «L’Europa è come un matrimonio. L’amore potrebbe non essere più forte come il primo giorno, ma diventa più profondo».

Von der Leyen ha voluto ricordare anche Simone Veil, presidente del Parlamento europeo dal 1979 al 1982: «Quarant’anni dopo, finalmente una donna candidata alla Presidenza della Commissione europea. Sono grata a tutti coloro che hanno infranto le barriere e le convenzioni, per una Europa della pace unita e dei valori».

«Questa convinzione europea mi ha guidato, da madre, medico e donna politica. È al coraggio dei pionieri come Simone Veil che dobbiamo l’Europa unita. Sarà questo lo spirito che mi guiderà nell’onore di presiedere la Commissione. Sono grata a chi ha costruito l’Europa della pace».

Il rapporto col Parlamento europeo

La Commissione europea è la sola istituzione continentale a disporre del potere di iniziativa legislativa, che può essere esercitata anche su richiesta del Parlamento, tuttavia tale opzione raramente è stata esercitata. Le parole di von der Leyen, in questo senso, intendono “coinvolgere” gli eurodeputati per superare il cosiddetto “deficit democratico” all’interno dell’Unione europea: «Se il Parlamento vota a favore di una iniziativa legislativa, mi impegno a proporre un atto legislativo».

Economia, disoccupazione e flessibilità

Nel suo discorso von der Leyen ha toccato vari temi economici, sul patto di stabilità è netta: «Userò tutta la flessibilità possibile del Patto di stabilità e crescita per creare un contesto fiscale più favorevole alla crescita, pur salvaguardando la responsabilità fiscale».

«Gli investimenti e le riforme sono necessari. Dobbiamo garantire che vengano realizzati. Dobbiamo utilizzare tutta la flessibilità conferitaci dalle regole. Non sono le persone a essere al servizio dell’economia, è l’economia al servizio delle persone».

Successivamente ha introdotto il tema dell’assicurazione europea contro la disoccupazione e il rafforzamento delle piccole e medie imprese. Sulla proposta del salario minimo ha dichiarato: «Serve una Europa più sociale, con un meccanismo di riassicurazione europea della disoccupazione e un quadro per un salario minimo su scala europea».

«Voglio garantire che in una economia sociale di mercato ogni persona che lavora a tempo pieno possa avere un salario minimo che garantisca una vita dignitosa. L’opzione ottimale è avere contrattazioni collettive con i sindacati perché loro possono adeguare il salario minimo al settore e al comparto. So che ci sono modelli diversi ma dobbiamo creare un quadro generale».

Ansa / Ursula von der Leyen durante il suo discorso davanti al Parlamento europeo

Il nodo immigrazione

Nel 2015, quando Angela Merkel ha aperto le porte della Germania ai profughi siriani, subito dopo la serie di attentati di matrice islamica avvenuti il 13 novembre nel centro di Parigi, Ursula Von der Leyen si è schierata a favore dell’accoglienza: «Gli uomini, le donne e i bambini hanno lasciato i loro paesi perché scappano dalle stesse atrocità che abbiamo visto a Parigi».

Sul tema dell’immigrazione von der Leyen ha affermato: «Il Mediterraneo è diventato una delle frontiere più letali al mondo. In mare c’è l’obbligo di salvare le vite. Nei nostri trattati e nelle nostre convenzioni c’è l’obbligo legale e morale di rispettare la dignità di ogni singolo essere vivente».

«L’Unione europea deve difendere questi valori, dobbiamo salvare le vite, dobbiamo ridurre l’immigrazione irregolare, dobbiamo lottare contro i trafficanti e gli scafisti, dobbiamo tutelare il diritto all’asilo e dobbiamo migliorare la condizione dei profughi per esempio attraverso i corridoi umanitari, per esempio tramite corridoi umanitari in stretta cooperazione con l’Onu».

«Proporrò un nuovo patto che comprenda anche una riforma di Dublino e un rafforzamento delle guardie di confine e di costiera. Bisogna rafforzare l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera con un corpo di 10mila guardie Frontex, non entro il 2027 ma prima, al massimo entro il 2024».

«Dobbiamo modernizzare il nostro sistema di asilo europeo. Possiamo avere confini esterni solo se diamo abbastanza aiuto agli stati membri che affrontano le maggiori pressioni, solo a causa di dove sono posizionati sulla carta geografica. Serve solidarietà: dobbiamo aiutarci gli uni con gli altri e serve un nuovo modo di condividere gli oneri legati all’immigrazione».

Ansa / Ursula von der Leyen durante una riunione al Parlamento europeo

Il ruolo delle donne: «Vogliamo la nostra giusta parte»

Von der Leyen ha preannunciato il suo impegno per l’uguaglianza di genere e le quote rosa. «Voglio realizzare un pilastro per i diritti sociali. E inizierò dal mio Paese: garantirò una piena uguaglianza nel mio gabinetto. Dal 1958 ci sono stati 183 commissari. Solo 35 sono state donne. Meno del 20 percento. Noi rappresentiamo metà della popolazione mondiale ma vogliamo la nostra giusta parte».

Von der Leyen vuole aderire alla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza domestica e di genere: «La violenza contro le donne non è un problema esclusivamente femminile e deve essere aggiunta alla lista dei reati sancita dai trattati».

Il Green deal europeo

Volendo rispondere alla grande mobilitazione dei cittadini europei negli ultimi mesi sulla questione ambientale, von der Leyen ha promesso un green deal europeo fin dai primi 100 giorni del suo mandato: «Voglio che l’Europa diventi il primo continente climaticamente neutrale entro il 2050. Per fare questo presenterò un Green Deal per l’Europa nei miei primi cento giorni in carica».

«Presenterò la prima legge per tradurre in realtà l’obiettivo della riduzione delle emissioni di gas serra di almeno il 50% nel 2050. Trasformerò la banca per gli investimenti europei in una banca per il clima». Von der Leyen intende investire circa 1.000 miliardi di euro per i prossimi dieci anni e introdurre una border carbon tax. Per diversi osservatori è sembrata un’apertura al gruppo dei Verdi, reduci dall’ottimo risultato elettorale conseguito alle europee.

«Ciò che è positivo per il nostro pianeta deve anche essere positivo per le nostre persone e le nostre regioni. Ovviamente, conosco l’importanza dei fondi di coesione, ma abbiamo bisogno di fare di più. Serve una transizione giusta per tutti, non tutte le regioni hanno lo stesso punto di partenza, ma condividiamo tutti la stessa destinazione».

«Ecco perché proporrò un Fondo per la giusta transizione a supporto delle regioni più colpite nel loro percorso di trasformazione verso un’economia più rispettosa dell’ambiente. Questa è la maniera di funzionare in Europa: siamo ambiziosi, non lasciamo indietro nessuno e offriamo delle prospettive».

Ansa / Il presidente del Parlamento europeo David Sassoli con Ursula von der Leyen

Web tax

Per i giganti del web il messaggio è piuttosto chiaro, è in arrivo la digital tax: «Bisogna riconciliare la dimensione di mercato con quella sociale e introdurre una fiscalità giusta che riguardi settori come quello del digitale. È bene che i giganti del web facciano degli utili in Europa, siamo un mercato aperto ma se realizzano questi utili con i nostri lavoratori, la nostra istruzione, la nostra previdenza sociale e le nostre infrastrutture non è accettabile che facciano questi utili senza pagare le tasse. Se vogliono avere dei benefici devono avere degli oneri».

La Brexit

Notoriamente filo-europeista, prima della sua designazione Ursula Von der Leyen ha affermato che considera la Brexit «una bolla di promesse vuote gonfiata da populisti» e «una perdita per tutti» e ha dichiarato che il no deal, ovvero l’ipotesi di un’uscita del Regno Unito senza accordo con l’Ue, «è il peggiore scenario possibile». Oggi si è dichiarata favorevole a un rinvio della deadline del prossimo 31 ottobre, il giorno prima della scadenza dell’attuale Commissione Ue.

«Per la prima volta nel 2016 un Paese membro ha deciso di abbandonare l’Unione europea. Questa è una decisione seria, le deploriamo ma la rispettiamo. D’allora insieme al governo in carica nel Regno Unito l’Ue ha lavorato strenuamente per garantire un’uscita ordinata. Sono disposta a concedere un’ulteriore proroga nel caso fosse necessaria per evitare esiti gravi. In ogni modo il Regno Unito rimarrà il nostro alleato e un Paese amico».


Testo di Maria Pia Mazza