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Dopo il flop referendum la Lega processa Salvini: dal viaggio a Mosca al governo, tutti gli errori del Capitano

Il consiglio federale convocato per l’Italia «sotto attacco». Ma la riunione finirà per diventare un processo al leader

L’appuntamento è fissato per stamattina. Un consiglio federale convocato da Matteo Salvini discuterà «con urgenza» della situazione economica e dell’Italia «sotto attacco» da parte dell’Europa. Ovvero proprio quello che il Capitano ha cominciato a dire nei giorni scorsi, paragonando il Belpaese alla Grecia dopo il rialzo dei tassi da parte della Banca Centrale Europea. Ma è difficile che alla fine la riunione non si trasformi in un processo al leader. Che in questi giorni è finito di nuovo sotto la lente per la vicenda del viaggio a Mosca pagato dall’ambasciata. E per i collegamenti con l’avvocato Antonio Capuano, nel frattempo destinatario di un alert antiriciclaggio da parte di Bankitalia. Mentre i risultati elettorali cominciano a far sentire pericolosi scricchiolii.


Processo al segretario

Anche a causa delle molte iniziative politiche di questi mesi finite non esattamente in gloria. Il flop del referendum sulla giustizia, ben lontano da raggiungere il quorum, è solo l’ultima. Prima c’erano state le trattative per il Quirinale. Poi la trasferta in Polonia e la figuraccia con il sindaco di Przemysl. Infine, il caso del viaggio in Russia. Che ha creato sconcerto tra i maggiorenti leghisti, lasciati all’oscuro di tutto. E che rischia una recrudescenza dopo l’emersione della storia dei biglietti pagati dall’ambasciata. Alla vicenda fornisce oggi ulteriori dettagli un articolo di Repubblica, che racconta come il rimborso del Carroccio sia arrivato soltanto cinque giorni dopo il pagamento.


Il quotidiano spiega che in un primo momento l’ambasciata aveva detto che Salvini ha poi coperto le spese «in quanto il viaggio non è avvenuto». Salvo correggersi, dopo un intervento dello staff del leader leghista: «Il partito avrebbe saldato in ogni caso». «Il viaggio è stato pagato dalla Lega, io non ho dei rubli e non posso fare il biglietto aereo pagando con quella moneta», ha confermato ieri il Capitano prima di votare a Milano, incalzato dai cronisti sul viaggio che doveva fare a Mosca. «Ho lavorato e sto lavorando per la pace a testa alta a nostre spese, economiche e politiche e lo farò ancora nei prossimi giorni». Poi se qualcuno «fa insinuazioni strane su questioni economiche ne parleranno gli avvocati perché ci metto la faccia e il portafoglio».

I sondaggi e i consensi

Ma nella vicenda dell’ambasciata si nasconde anche un problema con il governo Draghi. Che sarebbe finito esautorato dall’iniziativa leghista sulla guerra in Ucraina. E per questo il leader ha ricevuto reprimende pubbliche ben precise. Mentre il premier ha ostentato in più occasioni indifferenza. Anche per non rovinare i rapporti con le forze che compongono la sua maggioranza. E per evitare altre emorragie di consensi dopo quelli certificati dai sondaggi di questi giorni. Proprio per questo, spiega oggi Francesco Verderami sul Corriere della Sera, il processo a Salvini partirà dai risultati nelle grandi città. Dove il centrodestra è attualmente in vantaggio, ma indicativi saranno i test nei centri del Nord dove c’è lo zoccolo elettorale del Carroccio.

Un consenso in calo in quelle zone sarebbe la riprova dei troppi errori nella gestione solitaria del partito che già in molti gli imputano. E porterebbe a lavorare su nuove ipotesi. Come quella di mandare in pensione la Lega «nazionale» per tornare a concentrarsi sulla rappresentanza dei settori produttivi. I risultati delle urne saranno però decisivi. Anche per la concretizzazione del sorpasso di Giorgia Meloni. Che porterebbe Salvini a dover cedere lo scettro di leader del centrodestra. Insieme alla candidatura per Palazzo Chigi.

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