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Governo Meloni, il primo Dl sulla Giustizia? Stretta sui benefici per chi non collabora e proroga della riforma Cartabia

Il decreto per il momento è ancora in fase di limatura, ma potrebbe arrivare al vaglio del pre-Consiglio, lunedì mattina

Nonostante gli annunciati lavori in corso su «bollette, tasse, lavoro, manovra di bilancio», il primo decreto legge del governo Meloni potrebbe riguardare la giustizia. Le indiscrezioni parlano di una stretta dei «benefici penitenziari» con il «divieto di concessione» per chi si rifiuta di collaborare con la magistratura. Il decreto per il momento è ancora in fase di limatura, ma secondo quanto riporta Ansa sarà al vaglio del pre-Consiglio lunedì mattina. L’ok potrebbe arrivare lo stesso giorno, quando il Cdm dovrebbe riunirsi per la nomina di viceministri e sottosegretari. Non sarà l’unica novità contenuta nel testo: si mormora anche di una proroga, probabilmente a fine anno, per l’entrata in vigore della riforma penale di Marta Cartabia che dovrebbe scattare all’inizio del prossimo mese. La riforma della giustizia in questione ha tra i suoi principali obiettivi obiettivi la riforma del processo penale, accorciandone i tempi e dando più spazio alla difesa, e del processo civile. La sua proroga era stata auspicata dal magistrato Eugenio Albamonte, segretario di “Area”, che aveva invocato l’intervento del legislatore prima dell’entrata in vigore effettiva della riforma. Il neo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, aveva affermato che a suo avviso «la direzione che [Cartabia] aveva assunto nelle riforme era quella giusta». Aveva aggiunto che riteneva fondamentale trovare un’armonia «tra magistratura, avvocatura, tra personale penitenziario e personale amministrativo. Per implementare gli organici e colmare dei vuoti che fino ad adesso sono stati perniciosamente sguarniti. E, quindi, rendere la giustizia più efficiente». Precisando che la priorità non era abbreviare a tutti i costi, ma avviare un efficientismo che tenesse conto di due aspetti fondamentali: «La presunzione di innocenza e la certezza dell’esecuzione della pena».


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