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Incontro Cartabia-Nordio, il ministro della Giustizia: «Buona la direzione assunta nelle riforme. Pena non coincide con carcere»

Per Nordio ora la priorità è avere una giustizia efficiente che abbia impatto favorevole sull’economia

Il neo ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha avuto un lungo incontro con la sua predecessora Marta Cartabia. «La direzione che aveva assunto nelle riforme era secondo me quella giusta», ha dichiarato Nordio riferendosi alla giurista con la quale continuerà ad avere colloqui lungo il suo mandato. «Naturalmente, le maggioranze politiche e i programmi governativi cambiano e quindi – come tutti sanno – il nostro cercherà di portare avanti in modo ancora più avanzato queste riforme», ha precisato per poi salutare Raffaele Piccirillo, capo di gabinetto di Marta Cartabia per due anni.


«Non è essere buonisti, ma applicare la Costituzione»

Tra i temi affrontati c’è quello delle prigioni. «La pena, come ho già detto varie volte nei miei scritti, non coincide necessariamente con il carcere», ci tiene a sottolineare. «L’esecuzione della pena, che deve essere certa, deve essere proporzionata, deve essere soprattutto equa, perché il primo giudice del giudice è l’imputato o il condannato, e orientata alla rieducazione del condannato». E – ha proseguito – «noi cercheremo di farlo attraverso la riorganizzazione del sistema carcerario che a me sta molto a cuore». Poi ha annunciato che farà le sue prime visite nelle carceri e che sul tema delle pene ne parlerà con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. «Questo non significa essere buonisti ma applicare la Costituzione».


«La priorità? Una giustizia efficiente»

«La priorità assoluta è avere una giustizia efficiente, in modo che abbia impatto favorevole sull’economia. In questo momento, è la sofferenza maggiore in cui versa il Paese», spiega ancora il neo ministro. Ci ha tenuto a chiarire che fondamentale è trovare un’armonia «tra magistratura, avvocatura, tra personale penitenziario e personale amministrativo, per implementare gli organici e colmare dei vuoti che fino ad adesso, per varie ragioni, sono stati perniciosamente sguarniti e quindi rendere la giustizia più efficiente». Ma precisa che tutto questo non significa abbreviare a tutti i costi, ma avviare un efficientismo che tenga conto di due aspetti fondamentali: «La presunzione di innocenza e la certezza dell’esecuzione della pena».

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