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La tragedia della funivia Stresa-Mottarone, ci sono i primi indagati. Forse un freno disattivato alla base dell’incidente

L’analisi dei filmati potrebbe portare nuovi indizi per gli inquirenti, i quali stanno indagando anche sul malfunzionamento dei freni

Ci sono i primi indagati per la tragedia della funivia Stresa-Mottarone. A due giorni dall’incidente, che ha causato la morte di 14 persone, la Procura di Verbania ha iscritto alcune persone nel registro degli indagati. Questo quanto trapela dagli interrogatori andati avanti per tutto il giorno nella caserma dei carabinieri di Stresa, dove sono stati convocati alcuni dipendenti delle ferrovie del Mottarone. Convocati come persone informate sui fatti, i dipendenti sono stati raggiunti da almeno due avvocati. Stando a quanto si apprende, in caserma ci sarebbero in tutto sei dipendenti che probabilmente erano in servizio il giorno dell’incidente e dunque vengono ascoltati dai carabinieri nel tentativo di fare luce su quanto accaduto.


Un freno disattivato alla base dell’incidente? L’immagine lo spiegherebbe

Sono due le domande a cui i magistrati cercano di dare risposta in queste ore, allo scopo di far luce sulla tragedia della funivia di Stresa-Mottarone. Perché si è rotta la fune traente? E perché i freni di emergenza non si sono attivati? Sulla seconda, l’analisi di un fotogramma dell’incidente potrebbe dare una risposta. Dalle immagini, infatti, sembrerebbe che almeno un freno della cabina fosse stato disattivato dall’inserimento di quello che in gergo viene chiamato “forchettone”, cioè una staffa di metallo rossa che serve a bloccare i freni. Lo strumento viene utilizzato a cabine vuote durante i giri di prova, così da aggirare possibili blocchi derivanti da blackout o altre cause. Con i passeggeri a bordo, però, la staffa deve essere sempre tolta per permettere ai freni di fare il loro lavoro.


La ricostruzione dell’incidente

Quindici passeggeri a bordo della cabina. Mancano cinque metri all’entrata in stazione. L’addetto della funivia apre il cancelletto per permettere la discesa, ma il mezzo non arriverà mai a destinazione. Si spezza la fune traente e la cabina, con le porte chiuse, inizia a scendere in senso di marcia contrario. Prende velocità, il dispositivo frenante non entra in azione e la cabina si schianta contro un pilone dell’impianto. Dopo l’urto, la cabina piomba al suolo da un’altezza di 20 metri. È quanto ripreso dalle telecamere di sorveglianza dell’impianto, sequestrate dagli inquirenti per analizzarne i singoli fotogrammi e cercare di far luce sulle responsabilità della strage.

Nei filmati non si sentirebbero le voci dei passeggeri rimasti bloccati nella cabina, ma soltanto i rumori metallici della rottura del cavo. Si vede l’addetto della stazione di arrivo fare un balzo all’indietro, mentre la cabina corre inesorabilmente verso il pilone. L’indagine per omicidio colposo plurimo e lesioni colpose plurime, al momento, restano contro ignoti, ma non è escluso che il procuratore di Verbania Olimpia Bossi proceda anche per il reato di disastro colposo con messa in pericolo della sicurezza dei trasporti.

I dubbi sulla proprietà

L’altra questione che gli inquirenti stanno cercando di comprendere riguarda la proprietà dell’impianto: non è chiaro se l’intestatario della struttura sia il Comune di Stresa o la Regione. «Avevamo fatto un accordo nel 2016 e la proprietà è passata al Comune di Stresa, dopo una querelle che durava da tempo», spiega a la Repubblica Aldo Reschigna, ex assessore della giunta Chiamparino. La Regione, basandosi su una legge regionale del 1997, avrebbe ceduto l’impianto al Comune dando un contributo per la ristrutturazione. A quanto sembra, dunque, la funivia rappresentava un onere più che un vantaggio per la Regione.

Manca, tuttavia, l’accatastamento: la sindaca di Stresa, Marcella Severino spiega così il perché: «Quell’accordo con la Regione non è mai stato perfezionato». È invece noto il gestore della funivia Stresa-Mottarone. Si tratta dell’azienda Ferrovie del Mottarone, società posseduta al 100% dall’imprenditore locale Luigi Nerini. Il suo avvocato, Pasquale Pantano, afferma a La Stampa: «Il mio cliente è soltanto il gestore della funivia, non è un tecnico. La manutenzione ordinaria e straordinaria era fatta con regolarità a canone e cifra fissi annui». Insomma, nessuna negligenza per risparmiare sulla manutenzione.

Immagine di copertina: Local Team

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