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Strage del Mottarone, la rivelazione di Tadini: «Freni disattivati dieci volte in 15 giorni». Il gip: «I dipendenti potevano rifiutare»

L’inchiesta potrebbe presto portare all’iscrizione di nuove persone nel registro degli indagati. Sotto esame le direttive del caposervizio e la possibilità degli addetti di non assecondarle

Tra l’8 e il 23 maggio, giorno della strage del Mottarone, il caposervizio della funivia Gabriele Tadini ha usato i forchettoni per disattivare i freni d’emergenza almeno «una decina di volte». Il dettaglio – che fa rabbrividire al pensiero delle persone che hanno letteralmente sfiorato la morte in quei 15 giorni – è emerso dall’interrogatorio condotto ieri dal gip di Verbania, Donatella Banci Buonamici. Tadini ha sostenuto che si sarebbe trattato di una decisione «condivisa con tutti» e ha detto che i freni erano stati disattivati altre volte «anche prima del 7 maggio», per ovviare ai problemi tecnici dell’impianto che andavano avanti dalla fine del mese di aprile ed evitarne lo stop. L’inchiesta sulla strage, inoltre, potrebbe presto allargarsi portando all’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni dipendenti della società che gestisce la funivia. «Valuteremo in che termini sapevano dell’uso dei forchettoni», ha detto infatti la procuratrice di Verbania, Olimpia Bossi, «e valuteremo se hanno consapevolmente partecipato o se si sono limitati a eseguire indicazioni provenienti dall’alto». In parallelo proseguono gli accertamenti per capire come sia stato possibile che il cavo portante si sia spezzato, provocando la morte di 14 persone.


L’ordinanza del gip

Il fatto che la posizione di alcuni addetti della funivia potrebbe aggravarsi si desume anche dall’ordinanza del gip. Da verificare, in particolare, la condotta di chi avrebbe materialmente collocato le ganasce che hanno impedito il funzionamento dei freni d’emergenza su ordine di Tadini. Il quale intanto, sempre su disposizione del gip, ha lasciato il carcere e si trova adesso agli arresti domiciliari. Nell’ordinanza il giudice scrive infatti che «gli addetti sapevano della prassi del caposervizio Tadini di lasciare inseriti i ceppi per bloccare il sistema frenante, ma forse potevano rifiutare di assecondarla».


La posizione del manovratore

Da valutare ci sarebbe soprattutto la posizione del manovratore in servizio il 23 maggio, ovvero il giorno della tragedia. “Bacchettando” la procura, il gip scrive infatti che costui «mai avrebbe dovuto essere sentito come persona informata sui fatti», ovvero come semplice testimone, «dopo le dichiarazioni assunte prima delle sommarie informazioni rese da Tadini». Il dipendente in questione, tra l’altro, concorda con Tadini sul fatto che la scelta di usare i forchettoni fosse condivisa anche dal gestore dell’impianto e dal direttore di esercizio. Ma per il gip «ben sapeva del rischio di essere lo stesso incriminato per aver concorso a causare con la propria condotta, che avrebbe benissimo potuto rifiutare», la morte di 14 persone. Un altro testimone ha messo a verbale che proprio questo dipendente «avrebbe dovuto rimuovere i forchettoni sempre con l’autorizzazione» di Tadini.

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