I sospetti sul virus sfuggito dal laboratorio, lo sfogo della scienziata di Wuhan: «Come diavolo posso offrire prove se non ci sono?»

Al New York Times la scienzata a capo del team del laboratorio di Wuhan che da anni studia il virus dei pipistrelli simile a quello della Covid-19 respinge le accuse sul centro cinese

L’ipotesi che il Coronavirus dietro la pandemia di Covid-19 sia potuto sfuggire dal laboratorio di Wuhan in Cina non è più un’idea complottista ed «estremamente improbabile», come l’ha licenziata l’Oms fino all’ultima ispezione indipendente svolta proprio nel laboratorio cinese. I recenti rapporti dell’intelligence americana hanno rilanciato le pressioni su Pechino perché fornisca maggiori informazioni su quel che è successo in quel laboratorio diretto dalla dottoressa Shi Zhengli tra il 2019 e il 2020. Per la Cina, Zhengli è un’eroina nazionale che ha saputo fermare la pandemia e una vittima delle teorie del complotto internazionali. Eppure nella comunità scientifica sta crescendo la platea di chi non esclude del tutto la possibilità che ci sia stata una fuga del virus dal laboratorio di Wuhan. Come riporta il New York Times, se da un lato diversi scienziati ribadiscano che non ci siano ancora prove dirette a sostegno della fuga del virus dal laboratorio, dall’altro c’è chi pensa che l’ipotesi finora sia stata archiviata in modo fin troppo frettoloso.


Secondo l’intelligence americana, diversi dipendenti del laboratorio di Wuhan sarebbero risultati positivi già alla fine del 2019. Contattata due settimane fa dal New York Times, Shi Zhengli si è inizialmente negata all’intervista dei giornalisti americani, trincerandosi dietro le politiche del laboratorio che le impediscono di parlare con la stampa. Ma in un passaggio della conversazione, la scienziata si sarebbe lasciata andare a un breve sfogo: «Come diavolo posso offrire prove per qualcosa in cui non ci sono prove?». In un messaggio poi Zhngli ha aggiunto: «Non so come il mondo sia arrivato a questo, infangando costantemente uno scienziato innocente». Via email ha poi ribadito con un netto No che dal suo laboratorio possa aver avuto origine il virus che ha scatenato la pandemia.


Gli esperimenti sui pipistrelli

Un video mostrato da Skynews Australia del 2017 ha testimoniato la presenza di pipistrelli vivi nei laboratori del centro di Wuhan. È almeno da allora che la dottoressa Zhengli ha cominciato a studiare i virus dei pipistrelli, fornendo anche informazioni sui risultati dei suoi studi. Come ricorda il New York Times, dai campioni conservati nel suo laboratorio, Zhengli ha sostenuto che il virus dei pipistrelli era solo per il 96% identico al SARS-CoV-2, cioè quello che causa la Covid-19. E ha ancora una volta negato che il suo laboratorio possa aver lavorato su altri virus in segreto. Così come ha negato che alcuni dipendenti del suo laboratorio possano essersi ammalati precocemente di Covid-19.

Altri sospetti sui lavori della scienziata cinese sono stati sollevati a proposito dei suoi studi su un gruppo di minatori nella provincia dello Yunnan. Gli operai avevano sofferto di gravi malattie respiratorie nel 2012, dopo aver lavorato nella stessa grotta in cui Zengli aveva scoperto il virus dei pipistrelli. Ma la scienziata ha negato di aver trovato Coronavirus simili al virus dei pipistrelli nei campioni dei minatori e ha promesso al quotidiano americano che presto pubblicherà nuovi dettagli.

Le prime informazioni da Wuhan a gennaio 2020

New York Times | Una foto del team di scienziati del laboratorio di Wuhan del 15 gennaio 2020 dopo una cena al ristorante

A gennaio del 2020 con la dottoressa Shi Zhengli c’era anche il virologo Wang Linfa, docente alla Duke National University della scuola di Medicina di Singapore, da 17 anni amico e collaboratore della scienziata cinese. Mentre nel mondo scoppiava l’allarme per l’affacciarsi del virus, Linfa ricorda come: «Tutta l’esperienza e i campioni dei pipistrelli nei congelatori sono stati finalmente usati in modo significativo a livello globale», fornendo secondo lui informazioni importanti per l’individuazione del Coronavirus. In una foto fornita dallo stesso Linfa al New York Times si vede il team di lavoro della dottoressa Zhengli con il professore di Singapore in una foto di gruppo alla fine di una cena al ristorante. Era il 15 gennaio 2020, quattro giorni prima in Cina c’era stata la prima vittima di Covid-19. Proprio dopo che la dottoressa Shi Zhengli ha fornito i primi documenti su cui si sono basati gli scienziati di tutto il mondo, sono cominciati i sospetti che in quel laboratorio si nascondesse qualcos’altro.

A luglio 2020, in un’intervista a Science, Zhengli pretese le scuse di Donald Trump per le accuse lanciate contro il suo laboratorio. A chi sui social sollevava sospetti simili a quelli dell’ex presidente Usa, Zhengli aveva risposto che dovevano: «chiudere le loro bocche puzzolenti». La rabbia della scienziata per quelle polemiche, scrive ancora il New York Times, avevano fiaccato l’entusiasmo della scienziata, che aveva quindi sospeso le ricerche sul virus dei pipistrelli per concentrarsi sul nuovo Coronavirus e le sue caratteristiche. E nel tempo dei sospetti sulla sua reputazione se ne sarebbe fatta una ragione: «Sono sicura di non aver fatto nulla di male – ha scritto al quotidiano americano – Quindi non ho nulla da temere».

Foto di copertina. JOHANNES EISELE / AFP | La virologa del laboratorio di Wuhan Shi Zhengli

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