Matteo Renzi e Lucio Presta indagati per finanziamento illecito. Il leader di Iv risponde: «Non ho paura, tutte le attività sono state legali»

«Si parla di una mia attività professionale che sarebbe finanziamento illecito alla politica, cosa che non sta né in cielo né in terra», ribatte l’ex premier

L’anticipazione arriva dal quotidiano Domani. Secondo il giornale la procura di Roma avrebbe iscritto Matteo Renzi e il manager Lucio Presta per nel registro degli indagati di un’inchiesta che si concentra sul documentario Firenze secondo me. Le accuse per l’ex premier sono di finanziamento illecito e false fatturazioni. Il documentario è stato diffuso nel 2018 sul canale Nove e vede lo stesso Renzi raccontare i monumenti di Firenze. Ma il leader di Italia viva non ci sta e, in un video su Facebook, dichiara: «Non so in cosa possa sostanziarsi questo avviso di garanzia: tutte le nostre attività solo legali, lecite, legittime. Si parla di una mia attività professionale che sarebbe finanziamento illecito alla politica, cosa che non sta né in cielo né in terra. Quando arriveranno gli atti potremo discutere e confrontarci». «Io non ho paura – prosegue Renzi -. Sono andato contro tutti e contro tutto per fare un nuovo governo. Pensate se possono farmi paura con qualche velato avvertimento e con qualche avviso di garanzia comunicato via stampa in un determinato giorno».


La ricostruzione della vicenda

La rivista L’Espresso aveva segnalato due anni fa che il compenso ottenuto dall’ex premier per il documentario era fuori mercato: circa 500 mila euro, che sommati ai costi di produzione avrebbero portato il costo di tutto il prodotto a quasi un milione di euro. Secondo Domani, Lucio Presta si sarebbe giustificato dicendo che per lui Firenze secondo me era un «investimento nel tempo». Ma le attenzioni della Procura non riguarderebbero solo questo documentario: «I dubbi toccano soprattutto – scrive Domani – altri due contratti e relativi bonifici da centinaia di migliaia di euro a favore di Renzi, scoperti dopo una verifica fiscale nella sede dell’Arcobaleno Tre (la società di Presta, ndr). Denaro versato dalla società del manager all’ex premier per la cessione dei diritti d’immagine e per alcuni progetti televisivi che i due avrebbero dovuto fare insieme». Il quotidiano ha rivelato anche che l’inchiesta sarebbe guidata dai pm Alessandro Di Taranto e Gennaro Varone. Nel decreto di perquisizione i due Pm parlano di «rapporti contrattuali fittizi, con l’emissione e l’annotazione di fatture relative a operazioni inesistenti, finalizzate anche alla realizzazione di risparmio fiscale, consistente nell’utilizzazione quali costi deducibili inerenti all’attività d’impresa costi occulti del finanziamento della politica».


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