Voghera, le voci di chi è sceso in piazza: «Salvini non può difendere un assassino. Siamo qui per tutta l’umanità» – Il video

Pochi cittadini di Voghera, tanti migranti di prima e seconda generazione e tanta rabbia. Le voci dalla manifestazione per la morte di Youns El Boussettaoui

Voghera è chiusa. Chiuse le persiane, sbarrati i portoni di accesso. Nessun negozio, supermercato o bar aperto. Nessuno per strada, qualcuno affacciato ai balconi o dalle finestre dei piani più alti. La manifestazione di oggi era attesa, forse troppo. La sindaca Paola Garlaschelli aveva messo in guardia i cittadini con un comunicato stampa, l’unico pubblicato da quando un assessore della sua giunta ha sparato e ucciso Youns El Boussettaoui, migrante di origini marocchine con precedenti per aggressioni e molestie.


La manifestazione contro Massimo Adriatici invece si è svolta senza scontri. Il corteo era composto soprattutto da migranti, di prima e seconda generazione. C’erano i parenti di Youns, c’erano persone che sono arrivate da Bergamo e Roma e c’erano anche attivisti di Articolo Uno e Potere al Popolo. Non c’erano tutti quei manifestanti con intenzioni violente di cui si è parlato in questi giorni. Ma, parlando con i presenti, non c’erano nemmeno i cittadini di Voghera. La maggior parte veniva da fuori. Il corteo è partito alle 17 da piazza Meardi, a pochi metri da quell’incrocio in cui è morto Youns, dopo essere stato ferito da un unico letale colpo di pistola.


Tra il caldo e il silenzio del traffico bloccato, i manifestanti hanno sfilato tra le strade ciottolate del centro. Poche volte sono arrivati vicino agli scudi della polizia: davanti al municipio, sotto casa del sindaco, vicino a un blocco in via Cavour. La rabbia che saliva dalle voci dei presenti non era però solo per la morte di Youns. Tanti gli slogan contro Salvini e contro la Lega, tanti i commenti di chi si lameta essere in Italia da anni e di sentirsi ancora un migrante.

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